Un diario di bordo per attraversare il fenomeno delle mafie ()

di Redazione, del 21 gennaio 2013

Calabria Ora - 20 gennaio 2013

"Atlante delle mafie", a cura di Enzo Ciconte, Francesco Forgione e Isaia Sales, edito da Rubbettino, è anche questo. Un volume corposo, 457 pagine, primo tomo di una serie di libri dedicato all'argomento. Diversi i professionisti che vi hanno collaborato, un'opera a più mani che delinea il fenomeno a trecentosessanta gradi, senza dimenticare sfumature e chiaroscuri, avvalendosi di personalità di estrazione diversa che contribuiscono a rendere il lavoro completo.
Perché mafie? Lo spiegano subito i tre curatori nella loro introduzione al volume. Al di là dell'esistenza della 'ndrangheta e della camorra come fenomeni strutturalmente simili alla mafia siciliana, «il termine mafia oggi è un termine della globalizzazione e indica il peso che nei suoi equilibri sta conquistando la violenza privata organizzata». «Violenza di regolazione sociale, di relazione e di integrazione», la definiscono così i tre esperti, calandola in una dimensione inequivocabilmente antropologica e sociale.
Ma non si parla solo di Belpaese, Forgione nel suo capitolo intitolato "L'altra faccia della globalizzazione" illustra con tanto di dettagliate mappe, la diffusione del fenomeno e ne spiega anche i canali di inserimento. Dalla Svizzera all'Austria, alla penisola Iberica, ai Caraibi, alla Cina e al Giappone, Turchia, Nuova Zelanda, Africa, si scava e si porta a galla un sistema capillare e perfettamente strutturato.
Un sistema ossimoro, pieno di contraddizioni agli occhi di chi lo guarda dall'esterno. Come nel caso dei rapporti con la Chiesa. In questo caso ad indagare è Isaia Sales che spiega come «i mafiosi si sentono naturalmente religiosi, credenti, devoti, anzi, pensando di avere un rapporto del tutto particolare e speciale con Dio. Non li sfiora neanche lontanamente la percezione di assoluta incompatibilità tra l'essere dei feroci assassini e dei ferventi cattolici». E un paragrafo a parte meritano i "preti e frati mafiosi".
Francesca Viscone, invece, analizza i loro canti, le loro musiche e la loro preoccupante e libera diffusione commerciale, mentre Gianfranco Manfredi raccoglie cronache culinarie e Pierpaolo Romani tenta ricostruire i rapporti tra mafie e calcio. Ma tanti sono gli interessanti contributi, come quello di Nicola Tranfaglia sulle commissioni d'inchiesta, di Marcella Marmo sull'Ottocento e la camorra, Raffaele Cantone sui Casalesi, Piergiorgio Morosini su Mafie e giudici, Piero Grasso sul Maxi Processo, Marcello Ravveduto su neomelodici e criminali, Stefania Padovano sulla criminalità in Liguria.
DI TIZIANA BAGNATO