Tutti i danni dell'Euro. Come e perché uscirne. (Il Giorno)

di Gennaro Malgieri, del 12 dicembre 2014

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La vita oltre l'Euro

Esperienze e visioni di un economista pragmatico

Da Il Giorno del 12 dicembre

Finalmente un libro che ci fa capire come e perché l'euro è e sarà sempre di più la nostra rovina. Ce lo racconta un imprenditore, leader nel settore turistico, Ernesto Preatoni. Stimolato dalle domande ficcanti e pertinenti del nostro direttore, Giancarlo Mazzuca, grande firma del giornalismo economico, l'autore spiattella tutto ciò che almeno dal 2002 tiene dentro ritenendo di aver maturato la sufficiente esperienza sul campo, le cui diagnosi conincidono con quelle di Guido Cadi, sulle nefaste conseguenze della moneta unica.
L'"euromorbo", come dice Freedom, dal quale le classi dirigenti europee sono affette, ha generato, con tutta evidenza, povertà, disoccupazione, malessere sociale ed una pericolosa messa in discussone della sovranità nazionale i cui effetti politici sono sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze di tutto ciò, dovute ad un insano attaccamento alla stabilità monetaria fiscale, potrebbero favorire, a breve, convulsioni difficilmente governabili, come accadde in Argentina nel 2001. Perciò Preatoni, sollecitato da Mazzuca, arriva ad ipotizzare un'uscita ordinata - dall'euro, le cui ragioni sono ben descritte dal professor Paolo Sazona nella prefazione che esorta gli italiani ad "aprire gli occhi". Ma sarà ben difficile che accada. Siamo tutti, chi più chi meno, "schiavi" di politici inadeguati ed impreparati i quali, a fronte della crisi, semmai si dovesse per un incidente qualsiasi uscire dall'euro, sarebbero responsabili di una svalutazione della lira nell'ordine del 20-30% ed una relativa ínflazione di circa il 10%: scenario terribile. Da un ordinato esodo, invece, secondo Preatoni -che lo immagina concordato - la nuova lira forse avrebbe un valore nominale di un euro, ma i mercati la porterebbero probabilmente a 1,30/1,40 euro. In queste condizioni, se non intervenissero nuove variabili, il nostro Pil - per effetto dell'inflazione che si attesterebbe su un valore pari a circa il 10% l'anno- crescerebbe nominalmente del 10%, mentre il debito pubblico rimarrebbe costante. Di conseguenza nseguenza il rapporto debito pubblico/pil diminuirebbe di circa il 10%. Chiaro no? Certo, ma con onestà Premorii ammette che i titoli di Stato subirebbero un tracollo, mentre, di converso, si darebbe speranza soprattutto alle giovani generazioni. Altro che rigore e fiscal compact misure che servono a finanziare il debito pubblico e di conseguenza ad impoverirci.
La ricetta di Preatom è ardita, ma realistica. Non è il parto di un euroscettico, ma frutto dell'esperienza di un impreditore che vede svanire la ricchezza delle nazioni europee aggrappate ad un mito che non è stato costruito su una reale unità politica continentale e soprattutto senza tenere conto delle diversità delle economie dei popoli della cosiddetta eurozona. Come e quando usciremo dalla crisi nessuno sa dirlo. Certo continuando con politiche recessive finiremo nel baratro.

Ernesto Preatoni
con Giancarlo Mazzucca
La vita oltre l'Euro, Rubbettino

Di Gennaro Malgieri

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