Tra Sibari e il Pollino
La percezione del paesaggio negli ultimi due secoli Antologia degli scritti di viaggiatori, studiosi e narratori

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Collana: Il Viaggio
2004, pp 172
Rubbettino Editore, Storia, Storia d'Italia
isbn: 9788849808810
Sopravvive fino a tempi assai recenti la percezione delle montagne calabresi come territorio selvaggio e oscuro, ai margini della civiltà. Il Pollino, in specie, ben si presta ad una rappresentazione che oscilla tra l'incanto e la paura. Ma già i viaggiatori francesi del primo Ottocento riuscirono a cogliere la duplicità e la contiguità spaziale tra la Calabria montana e la Calabria costiera, entrambe riassunte nel colpo d'occhio che abbraccia, da Corigliano, l'intera pianura di Sibari e“le cime ghiacciate” del Pollino.
Nell'Ottocento borbonico, col botanico Michele Tenore, sembra che sia già al tramonto la percezione romantica del paesaggio. Alla fine del secolo, poi, un pioneristico viaggio ciclistico, effettuato da Luigi Vittorio Bertarelli, sembrerebbe addirittura aprire la strada all'epoca del turismo.
Ma i cambiamenti nella percezione del paesaggio e nella stessa realtà storica sono assai lenti. Fino agli anni Venti del Novecento, l'attraversamento del Pollino è affidato ancora alla sola“strada delle Calabrie” voluta da Murat e la pianura di Sibari è ancora preda delle paludi ed è infestata dalla malaria.
Più avanti, negli anni Trenta, maturano condizioni nuove. La fase d'avvio della rinnovata antropizzazione della Sibaritide, con la bonifica integrale, inverte un assetto millenario e consente agli osservatori una percezione più articolata del paesaggio. Il mutamento è davvero epocale e lo coglie con estrema sensibilità lo scrittore Raoul Maria de Angelis.
Sul crinale della“grande trasformazione” del secondo dopoguerra si pone il noto viaggio-inchiesta di Guido Piovene, che riesce a cogliere la molteplicità del paesaggio e s'accorge anche che in questo scenario molte cose stanno mutando. L'ultimo cinquantennio è storia di grandi cambiamenti e di altrettanto profonde modificazioni nella percezione del paesaggio. L'urbanizzazione trasforma il volto dei principali centri urbani (Castrovillari, Trebisacce, Corigliano e Rossano) e si dilata anche nelle campagne. L'agricoltura di Sibari e delle più prossime valli è protagonista di un prodigioso sviluppo e, nel frattempo, i monti del Pollino divengono sede del più vasto Parco Nazionale d'Italia.
A questo punto, però , si fa strada una nuova percezione del paesaggio, capace di cogliere i fasti e i guasti della modernizzazione. Attraverso la graduale elaborazione critica della grave aggressione al territorio perpetrata negli ultimi decenni, diviene finalmente possibile la riscoperta dello spirito dei luoghi, che inscrive nel palcoscenico del paesaggio naturale le passioni, i pensieri e la vita di chi lo ha abitato.