Tra capitalismo e comunismo, De Gasperi (La Stampa)

di Marcello Sorgi, del 14 luglio 2014

De Gasperi. Uno studio

La politica, la fede, gli affetti familiari

Da La Stampa del 13 luglio

Padre costituente, fondatore della Dc, difensore della laicità dei cattolici in politica rispetto alle ingerenze vaticane, propugnatore dell'integrazione europea: chi era veramente Alcide De Gasperi e cosa resta di lui? Giuseppe Sangiorgi, direttore dell'Istituto Sturzo, prova a rispondere a queste domande in un nuovo saggio (De Gasperi, uno studio, Rubettino Editore, pp. 230, Euro 15), dedicato allo statista trentino a sessant'anni dalla scomparsa (19 agosto '54) e a partire dalla voglia di cittadinanza italiana di uno come lui, deputato al Parlamento austriaco nel 1911.
Così, la passione per la montagna e il senso di sfida che viene dalla conquista di una vetta diventa la chiave per spiegare il rapporto di De Gasperi con il suo principale interlocutore e rivale, Palmiro Togliatti, e, al di là del duro scontro elettorale nelle prime elezioni politiche del 1948, il lavoro fecondo che i due svolsero insieme nell'Assemblea Costituente.
Mentre il rapporto difficile con papa Pio XII e in generale con le gerarchie del Vaticano, che criticavano la Dc per la reazione, considerata debole, all'avanzata dei comunisti, si spiega con l'affermazione dell'autonomia dei cattolici dalle gerarchie. Diceva De Gasperi a monsignor Pavan, della Pontificia Università Lateranense: «Si immagini se non mi impegno a fondo, se prevalesse il comunismo il primo a essere impiccato sarei io!».
De Gasperi non si sarebbe mai arreso a un atteggiamento confessionale. Di qui la dura resistenza all'ipotesi di una lista con la destra, propugnata dalla Segreteria di Stato, nelle Comunali di Roma del 1952. «I cattolici dovrebbero apprendere a stare in ginocchio, ma anche a stare in piedi», soleva dire, per criticare l'eccessiva acquiescenza di alcuni suoi amici.
Altrettanto testarda la convinzione della collocazione centrista della Dc, non solo tra sinistra e destra, ma anche nella negazione di ogni preferenza tra capitalismo e comunismo e nella scelta di un «solidarismo di popolo in cui lavoro e capitale si associno». Era questo l'uomo della Ricostruzione, del Piano Marshall, dell'umile e coraggioso intervento alla Conferenza di pace di Parigi del '46: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me...»

Di Marcello Sorgi

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