Dario Antiseri, Alberto Petrucci
Sulle ceneri degli studi umanistici
Orde di servi alla frusta di nuovi barbari

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Collana: Varia
2015, pp 228
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Studi culturali
isbn: 9788849844702

La tesi di fondo di questo libro potrebbe sintetizzarsi nell'idea di Concetto Marchese, stando alla quale «la cultura umanistica giova a tutti; il giorno in cui decadesse sarebbe notte nel mondo». Ed è Matha Nussbaum a sostenere, nel suo recente lavoro Non per profitto. Perchè le democrazioe hanno bisogno della cultura umanistica, che sebbene non ci sia nulla da obiettare riguardo ad una buona istruzione tecnico-scientifica, c'è tuttavia da essere preoccupati del fatto che, nei sistemi scolastici di non pochi Paesi occidentali, gli studi umanistici, l'arte e persino la storia e la filosofia vengono eliminati per lasciar posto a competenze che mirano a vantaggi a breve termine. Solo che, annota amaramente l'autrice, quando ciò avviene, non solo è in pericolo la democrazia, ma ne risentono le stesse attività economiche, per la ragione che «una sana cultura economica ha bisognmo di creatività e di pensiero critico, come autorevoli economisti hanno sottolineato». E tra questi - e non è il solo - c'è il premio Nobel per l'Economia Edmund S. Phelps, ad avviso del quale «le economie oggi mancano di spirito di innovazione. I mercati del lavoro non hanno solo bisogno di maggiori competenze tecniche, ma richiedono sempre più "soft skills" come la capacità di pensare in modo fantasioso, di elaborare soluzioni creative per risolvere problemi complessi, di adattarsi a circostanze mutevoli e a vincoli nuovi». Ed ecco, allora che «studiare letteratura, filosofia e storia sarà d'ispirazione ai giovani che aspirano ad una vita ricca, una vita che permetta loro di offrire dei contributi creativi, innovativi alla società».