Storia dello stupro e di donne ribelli (Le Monde Diplomatique)

di Enzo di Brango, del 18 novembre 2014

Da Le Monde Diplomatique, Il Manifesto, novembre 2014

«L'uomo è cacciatore» scriveva Victor Hugo e la frase, estrapolata dal suo contesto, si trasformò in un fuorviante aforisma fino ai nostri giorni. Tanto da essere richiamata spesso a discolpa di uno dei delitti più mostruosi della nostra società: lo stupro. La caccia e il sesso, a ben vedere, non hanno nulla da spartire, trattandosi, nel primo caso, di un rapporto obliquo tra preda e predatore, mentre nel secondo caso, di un incontro in piano consenziente e foriero di reciproco piacere. Lo stupro in questo saggio viene analizzato, con assoluta perizia scientifica, attraverso carte processuali e documenti d'archivio a partire dalla metà del Cinquecento, quando, il Concilio di Trento, cancellando le consuetudini tramandatesi tra i giovani sui rapporti prematrimoniali, stabilì il trapasso dal controllo parentale a quello ecclesiastico sull'intera materia e «non solo la deflorazione violenta, ma ogni illecita profanazione della castità femminile, e persino la seduzione avvenuta con il consenso della sedotta, vennero qualificate "stupro" e inserite tra le violazioni più gravi della convivenza civile». Enzo Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata presso l'Università di Roma, già deputato e consulente della Commissione parlamentare Antimafia, ricostruisce dal punto di vista storico il percorso dello stupro nelle sue varie accezioni: lo stupro semplice, in giurisprudenza individuato in quello consumato con un partner consenziente, quello qualificato, consumato a seguito di promessa di matrimonio, quello violento quando la vittima è sottomessa all'uso della forza. Ne viene fuori uno spaccato semisconosciuto dell'Italia, soprattutto della parte meridionale dello Stivale, territorio che lo studioso ha analizzato a fondo.
Storie di donne e di uomini che ricostruiscono anche il percorso culturale di una società soggiogata da limiti religiosi, sociali e politici che si trascinano tuttora. Ma anche immagini di figure coraggiose di donne che denunciano e si affidano alla giustizia piuttosto che alla vendetta maturata tra le pareti di casa, di uomini illuminati che non si lasciano trascinare dalla cultura dominante e condividono la triste esperienza con le loro compagne, mogli, fidanzate. Tante storie messe a confronto che spaziano dalla Calabria alla Toscana, dal Lazio all'Emilia, con incursioni anche nei paesi più avanzati dell'Europa come la Francia e la Gran Bretagna e ci restituiscono un'immagine del passato molto più fruibile per un'analisi del presente ed anche un viatico attendibile contro i luoghi comuni che, spesso, non fanno altro che alimentare i comportamenti devianti che sono alla base di questo esecrabile delitto. Ma le testimonianze, le dichiarazioni delle vittime e dei carnefici, le risoluzioni dei giudici ci restituiscono anche un quadro del nostro passato assolutamente diverso da quello che il comune pensare ha dipinto e il tempo ha sedimentato: «A dispetto dei bigotti e dei moralisti - scrive infatti Ciconte - delle malelingue e dei pettegolezzi che volevano inchiodare la gioventù e le passioni nel grigiore e nella vita spenta e senza allegria, le carte giudiziarie, se ben lette, ci informano che c'era un fermento, una voglia di vivere e di rompere gli argini, di fuoriuscire dagli schemi e da realtà predeterminate».

di Enzo di Brango

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