Stevenson? “Un pagano onorevole e valoroso”. Parola di Chesterton (Panorama.it)

di Filippomaria Battaglia, del 04 maggio 2012

Da Panorama.it - 3 maggio 2012
Un pagano altamente onorevole, responsabile e valoroso, in un mondo traboccante di pagani che erano per la maggior parte molto meno cavalieri e onorevoli”. Così appare Robert Louis Stevenson, uno dei pesi massimi della letteratura europei dei tutti i tempi. O almeno così lo descrive un ritrattista d’eccezione, Gilbert K. Chesterton, l’inventore di padre Brown.

La descrizione si deve all’editore Rubettino, che il 19 aprile ha portato in libreria due opere del narratore inglese: Una breve storia d’Inghilterra e, appunto, Robert Louis Stevenson. Quest’ultima, introdotta da Pietro Federico e tradotta da Valentina Vetri, esce per la prima volta in italiano.

Vale la pena di leggerla per più di una ragione. Oltre al suo talento narrativo (puro), infatti, Chesterton azzarda un’interpretazione piuttosto sui generis dell’autore dell’Isola del tesoro, considerato alla stregua di un teologo cristiano che restituisce nei suoi personaggi votati all’avventura l’inquietudine della caduta e la moralità della ricerca di senso in un mondo che attende di essere esplorato.

Per questo, l’intera sua opera viene letta dallo scrittore inglese come una strenua difesa della possibilità di essere felici, e una risposta alla domanda di felicità dell’uomo, che può essere assolta solo ritornando piccoli e capaci di stupore. L’infanzia finisce così per assurgere a espressione del desiderio atavico di raggiungere uno stato di grazia. Di qui, secondo Chesterton, “l’importanza del posto che Stevenson occupa nella storia letteraria”.

Di tutt’altro tenore, Una breve storia d’Inghilterra, tradotto e a cura di Paolo Allegrezza. Chesterton fissa il mirino su due bersagli: il primo si concentra sulla falsa origine anglosassone del popolo inglese sovrapposta dagli storici dell’800 al passato romano e cristiano; il secondo riguarda l’ambigua funzione svolta dall’aristocrazia nel ‘700.

Se da un lato infatti fu la protagonista della consacrazione del parlamento e della costruzione dell’impero, dall’altro fu determinante nel legare le sorti del paese alla Germania contribuendo al definitivo distacco dell’Inghilterra dalle sue origini cristiane.

Più che un saggio storico, il pamphlet di Chesterton va però letto come un esercizio di stile, nato da un imperativo categorico, ma sorretto da una delle linee guida della sua scrittura e poetica: l’attrazione per il paradosso, il gusto e la provocazione. Ed è qui che risiede in gran parte l’attualità della lezione chestertoniana.

Di Filippomaria Battaglia