Spot choc dell’associazione Coscioni: il commento di Carlo Troilo ()

di Redazione, del 12 ottobre 2012

“AAA cerchiamo malati terminali per ruolo da attore protagonista” è la voce fuori campo che chiude e suggella lo spot dell’associazione Luca Coscioni (clicca qui per vederlo) che lancia in maniera molto forte e diretta la possibilità di scelta dell’opzione dell’eutanasia. Lo spot, presentato in Italia qualche giorno fa, ha già innescato un vespaio di polemiche e le consuete alzate di scudi. Abbiamo chiesto un parere a Carlo Troilo, membro di giunta dell’associazione, attivista che opera e lotta a favore dell’eutanasia e che ha raccontato la sua vicenda personale e spiegato le sue posizioni in un libro disponibile sia in libreria che in formato ebook, intitolato significativamente “Liberi di morire”.


CARLO TROILO - Lo spot della Associazione Luca Coscioni è solo l’inizio di una campagna in favore della eutanasia che intendiamo portare avanti  nei prossimi mesi,  fino a giungere alla presentazione di  una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della “morte dignitosa”.  Ci sembra la strada giusta da seguire perché gli italiani - come hanno dimostrato in questi ultimi anni innumerevoli sondaggi - sono favorevoli in larga maggioranza alla eutanasia, mentre i partiti, anche quelli cosiddetti “progressisti”, continuano a farsi condizionare dal timore di perdere un voto cattolico che come tale non esiste più da tempo. 

I cattolici integralisti hanno gridato allo scandalo per il nostro spot, senza rendersi conto che il vero scandalo è quello dei loro rappresentanti politici, che si sono battuti a lungo in Parlamento per far passare una legge che in realtà è “contro”  il testamento biologico perché vuol far prevalere la volontà del medico su quella del malato e, soprattutto, perché vuol rendere obbligatoria l’alimentazione artificiale, introducendo - unico paese nel mondo civilizzato - l’orrore del “sondino di Stato”. La legge del centro destra è nata come “vendetta” per la soluzione della vicenda di Eluana Englaro. Poi è stata lasciata per oltre un anno nei cassetti del Parlamento, ed ora viene ritirata fuori per un’altra vendetta: quella contro il Cardinale Martini  che ha deciso  - ed ha voluto farlo sapere tramite sua nipote - di rifiutare l‘accanimento terapeutico e l’alimentazione artificiale e di chiedere di essere sedato per poter morire senza sofferenze. 

Con queste iniziative vogliamo anche - ormai non lontani dalle elezioni politiche della prossima primavera - costringere i partiti a dire con chiarezza, nei loro programmi, quali sono le loro proposte su questo e sugli altri temi (unioni civili, legge 40, obiezione di coscienza dei ginecologi contro l’aborto, disabilità) inerenti i diritti civili. Un campo in cui l’Italia è il fanalino di coda rispetto a tutti gli altri paesi europei comparabili al nostro.




Liberi di morire

Questo libro traccia un quadro molto ampio di quanto avviene nel mondo sul tema del testamento biologico e dell’eutanasia, dei dibattiti provocati nei maggiori Paesi europei da vicende simili a quelle di Pieriorgio Welby e di Eluana Englaro. La diffusione dell’eutanasia clandestina e i numerosi suicidi dei malati terminali renderebbero auspicabile anche in Italia l’attuazione di una legislazione seria. La nostra arretratezza nel campo dei diritti civili rispetto ai Paesi europei comparabili, potrebbe essere data dal rapporto anomalo che esiste tra Chiesa e Stato. Questo pamphlet vuole essere una sorta di “agenda laica” sui diritti negati.