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Lazio-Inter 2-3
Saper vincere, saper perdere, ma soprattutto saper imparare

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Collana: Varia
2018, pp 232
Rubbettino Editore, Sport e Tempo libero
isbn: 9788849855913
Tag: inter, lazio, calcio, champions league, spareggio

Il bello di assistere a momenti epocali, al di là della solita dose di spettacolo che contengono per loro stessa natura, è che si possono ricordare ed usare da pietra di paragone, da metafora per interpretare altre cose nella propria vita. Allora, lo spareggio-thriller che nell’incerta nottata dello Stadio Olimpico del 20 maggio ha chiuso la stagione calcistica 2017-2018 definendo l’ingresso in Champions, al di là del mero verdetto del campo ha almeno un pugno di buone lezioni da tenere a mente per chiunque, tifoso o meno. La prima: che esiste una cosa che nel calcio (ed in molti sport in senso più generico) si chiama maglia, e ha la funzione (e la responsabilità!) non solo di distinguere una squadra dall’altra, ma di racchiudere e portare con sé un modo di vedere il mondo, di identificarsi, di reagire di fronte a ciò che ci accade. Il vero tifoso è (nel migliore e più vivido dei sensi possibili) schiavo della maglia, mai di chi la indossa. Perché ci sono cose che passano ed altre che restano, ed i campioni di oggi domani saranno belle foto e scie di una gloria che fu. Ma la maglia no, quella è per sempre. Seconda: che quello conseguito sul campo è solo uno dei risultati possibili, il più matematico e forse il più semplice. Ce ne sono altri, più o meno nascosti tra le righe dell’ufficialità: risultati di caratura anche più profonda, che aritmetica a parte vanno oltre i semplici numeri del tabellone. In campo si vince o si perde, punto. Perfino dietro il pareggio c’è sempre una vittoria o una sconfitta. Proprio come nella vita. “È il football, baby!” direbbe qualcuno, ma il senso di questo libro è molto più di questo. È tirare fuori dallo scontro dell’Olimpico, che ha colorato di epica il match tra una Lazio bella ma immatura (come ripetono fino all’auto-convinzione un po’ tutti i tabloid) ed un’Inter pazza e dedita alla resurrezione, un parallelo importante con la vita che tutti noi viviamo ogni giorno. Di più: è far questo prendendo a prestito ed a modello, perché no, impressioni ed emozioni di chi la partita l’ha vista e vissuta dal vivo, tra gli spalti dello stadio romano per eccellenza. Non ultras ma persone come noi, tifosi, certo, che prima, durante e dopo i fatidici 90minuti+recupero si sono confrontati un’esperienza ingombrante e ne hanno fatto un pezzo, bello o brutto, amaro o frizzante, deludente o colmo di speranza del bagaglio da portare con sé. Con quel monito, calcistico ma terribilmente vero nella vita di tutti i giorni, per cui al di là del risultato sul campo, l’importante è e rimane saper imparare.

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