Sosteniamo la candidatura di Dario Antiseri a Presidente della Repubblica ()

di Redazione, del 17 aprile 2013

Per una politica credibile... andare oltre la politica

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Uno spettro si aggira per l'Italia: lo spettro della libertà. Tutti i poteri della vecchia e stanca Repubblica sembrano coalizzati in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: i partiti e le sedicenti forze sociali, i potentati economici (o quello che ne resta) e i salotti buoni, i capipopolo e le loro piazze, anche mediatiche e virtuali. In una parola, il corporativismo come cifra dell'inazione e della conservazione. Già, il corporativismo, la malattia italiana per eccellenza. Scriveva Gorresio (nel 1974!): l'Italia è una repubblica fondata sui privilegi corporativi, propugnati e difesi con tenacia, coerenza ed efficienza.

Eppure proprio in questa fase così delicata non abbiamo bisogno dell'ennesimo Manifesto, che raccolga i timori collettivi (e le ambizioni personali) di intellettuali, imprenditori, del Paese "reale" e dei suoi fermenti, anche quelli più virtuosi. Non occorre una mobilitazione generale, che a sua volta provocherebbe solo caos e disordine. Dobbiamo ritornare all'uomo e alla donna concreti, ai loro bisogni, ai loro valori, a ciò che sentono nel profondo del loro spirito. Un tempo, tutto ciò si chiamava Umanesimo, un'invenzione straordinaria dell'Italia dei nostri Padri – e un suo dono al mondo.

Nella faticosa e pasticciata ricostruzione della credibilità del Paese è questa l'oasi cui attingere per dare sollievo a quella che a volte sembra una infinita traversata nel deserto. Siamo alla disperata ricerca di segnali positivi e in tal senso anche un evento come l'elezione del Presidente della Repubblica può rappresentare una chance formidabile di riscatto e di speranza. Nel frattempo circolano nomi che provengono da un mondo che sta crollando, o che hanno contribuito al suo crollo per troppa inerzia. O che vogliono distruggerlo senza un adeguato progetto di rinascita. Per colpa o per dolo, in definitiva, sono tutti inadeguati.

È pertanto una questione di buon senso affidare le proprie speranze a chi ha incarnato a livello internazionale la causa italiana con quella della libertà. A chi nondimeno ha ricordato con autorevolezza e più volte alla classe politica che se manca l'eguaglianza è a rischio questa stessa libertà. A chi non ha mai "fatto" politica, ma ne conosce i confini e da tempo ne denuncia i limiti.. A chi ha sferzato con vigore - e sana ironia, e santa indignazione – le mancanze di chi pretendeva di guidarci nel baratro dove siamo, mentre molti restavano zitti, per comodità pilatesca o per prosaici interessi. A chi ha vissuto con passione indescrivibile la sua missione educativa nella scuola come nell'università, con gli studenti e con gli insegnanti, convinto che l'istruzione sia il punto di partenza e quello d'arrivo per la crescita della società e per rendere il mondo migliore di come l'abbiamo trovato. A chi per questo ha dedicato tutta la sua vita non già al servizio di un astratta "Cultura" o in nome di non meno fumosi "valori", rispondendo, a chi gli offriva un posto sicuro in Parlamento, di preferire la direzione di una collana editoriale... Questione di stile, di temperamento, di priorità.

Oggi vogliamo condividere queste stesse priorità, e porle alla base di un progetto di rinnovamento, senza onerosi appigli col passato recente, ma senza soluzione di continuità con la grande ispirazione, anche religiosa, che ha mosso i Grandi della nostra storia. E che oggi possiamo raccogliere proponendo la candidatura del professor DARIO ANTISERI a presidente della Repubblica italiana.