Si fa presto a dire liberalismo ()

di MARCO FILONI, del 19 settembre 2013

Da Panorama del 19/09/2013

Si fa presto a dire aveva ragione Andrà Gide quando, nel 1940, scriveva: " Entriamo In un'epoca nella quale il liberalismo diventerà la virtù più sospetta e la meno praticabile". Tutti ne parlano, pochi sanno davvero cos'è. Prendiamo i nostri politici, che vorebbero trasudare liberalismo e in realtà il più delle volte confondono il liberalismo col liberismo, e viceversa. Meno male che ogni tanto qualche nostro studioso mette a posto le cose.
È il caso dl Corrado Ocone, che lavora alla Luiss di Roma e scrive per diverse testate. L'autore ripercorre la lotta degli uomini per conquistare maggiori spazi di libertà. Così anche gli autori che sono stati visti come i fari splendenti del pensiero liberale vengono discussi: parliamo sempre " soltanto di John Looke, senza considerare però che Montesquieu è Importante tanto quanto il suo collega inglese; tutti conoscono John Stuart Mill, ma non si comprende davvero se non si tiene in considerazione il tedesco Wilhelm Humboldt; così come va rivalutato Alexis de Tocqueville.
Infine, il pensiero liberale del dopoguerra: ì nomi che vengono ripetuti sono sempre quelli, John RawIs e Friedrich von Hayek. Eppure Ocone ci dice (e a ragione) che il più significativo teorico liberale del Novecento è lsaiah Berlin, splendido filosofo inglese di origini russe. Non solo, l'autore fa anche qualche proposta. Per esempio sottrarre Norberto Bobbio dall'abbraccio mortale dei bobbiani: Bobbio era uomo del dubbio e alle fine del suo percorso intellettuale aveva rivisto ìn senso storicistico e moralistico il suo pensiero. Anche Benedetto Croce e Luigi Chiudi, ci dice Ocone, pur da diversi punti di partenza arrivano alla stessa conclusione: senza competizione e conflitto non c'è liberalismo.

DI MARCO FILONI

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