Loretta De Cicco
Santa Maria della Matina: una fondazione cistercense -

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Collana: Varia
2007, pp 188
Rubbettino Editore
isbn: 8849816686
Il complesso monastico di Santa Maria della Matina va indiscutibilmente inserito con ruolo da protagonista in una fase della storia medievale di estremo interesse. Un attento esame delle murature insieme all’analisi dei partiti decorativi della Bauplastik matinense, hanno permesso di ipotizzare la realizzazione di questi ambienti in due distinti momenti: la prima fase dei lavori corrisponde al trasferimento dei monaci della Sambucina alla Matina nel 1222 e vide la realizzazione della sala capitolare e la ricostruzione parziale della precedente chiesa benedettina, infatti la messa in opera del materiale impiegato per l’apparato architettonico presenta soluzioni analoghe in entrambe le strutture. Il secondo intervento costruttivo è legato invece alla realizzazione del parlatorio, del passaggio agli orti, della sala dei monaci e al completamento della plastica architettonica della sala capitolare, dove la differenza tra i due linguaggi utilizzati nella produzione scultorea matinense sembra attingere i propri modelli prevalentemente a Casamari, non senza riferimenti all’ambito dell’architettura federiciana, particolarmente a Castel del Monte. Il primo linguaggio si caratterizza espressamente nei capitelli delle monofore della parete occidentale della sala capitolare, dove si evidenziano varianti della tipologia a crochet largamente diffuse nelle abbazie laziali di Fossanova e Casamari intorno al primo trentennio del XIII secolo; il secondo linguaggio si caratterizza invece nei pilastri a fascio, nelle cornici modanate e nella scultura che riveste le monofore della parete orientale della sala capitolare le quali appartengono ad un momento indubbiamente successivo poiché vi si scorge quella straordinaria resa naturalistica del mondo vegetale di chiara marca federiciana.