Roma 1903, sciopero generale
Azione diretta e crisi del riformismo nella capitale durante la prima età giolittiana

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Collana: Varia
2004, pp 296
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849808917
Il libro , frutto di un'accurata documentazione rintracciata consultando l'Archivio Centrale dello Stato, l'Archivio di Stato di Roma e il vasto materiale librario e a stampa dell'epoca , prende in esame le vicende delle lotte operaie e delle origini dell'azione diretta nella capitale attraverso l'analisi dei conflitti sociali verificatisi a Roma all'inizio del Novecento e, in particolare, dello sciopero generale del 1903, da intendere quale momento culminante e sintesi di una intensa stagione di mobilitazioni.
Il sindacalismo rivoluzionario, nel suo moto originario ed ascensionale, viene quindi analizzato come“tendenza” e“frazione” all'interno della locale Camera del Lavoro, dell'Unione Socialista Romana, ma soprattutto come“fatto operaio”, elemento cioè ineludibile dell'agire del proletariato e dei ceti operai capitolini, momento concreto di lotta, di mobilitazione e quindi sentimento collettivo prima ancora che teoria politica.
Sono stati evidenziati anche altri tratti distintivi dell'azione diretta: i cambiamenti profondi avvenuti nei modi e nella cultura di riferimento del proletariato romano grazie al progressivo processo di modernizzazione tipico dell'età giolittiana, alla sensibilità di un ceto medio colto (studenti secondari ed universitari, professori liceali, ecc.) e di una intellettualità sempre più“di massa”. In relazione a Roma e allo sciopero generale del 1903, ampio spazio si è inteso dare all'analisi sulle agitazioni studentesche e alla delineazione della figura di Paolo Orano, mentre, a proposito della vera e propria formazione di una“dottrina” sindacalista, si è ritenuto opportuno approfondire i tratti caratteristici dell'operato di intellettuali socialisti come Arturo Labriola ed Enrico Leone.
Per spiegare come un progetto politico-sindacale riconducibile all'azione diretta abbia trovato ampi consensi all'interno di determinate categorie di lavoratori (soprattutto dei tipografi e delle sigaraie) ci si è soffermati su leader e dirigenti sindacali (tra i quali spiccano le figure di Giuseppe Parpagnoli e Romolo Sabatini) che nella locale storia del movimento operaio rivestirono un ruolo importante.
In tale contesto trovano spiegazione le ampie riflessioni effettuate sull'opera complessa e vasta espletata da istituti come la Camera del Lavoro, l'Unione Socialista Romana, la Federazione del Libro e tante altre associazioni di categoria attive all'epoca nella capitale.
Deriva da qui, in ultima istanza, la finalità della ricerca: analizzare, nello specifico romano e in un senso più generale, la crisi dell'opzione politica riformista, moderata e filogiolittiana che, proprio all'alba del Novecento, interessò con forza i cosiddetti partiti politici“popolari” (Psi, Pri, anarchici, ma anche il resto dell'Estrema), determinandone una crisi profonda.