Rocco Turi a GR Parlamento racconta i grandi misteri del PCI ()

di Redazione, del 30 settembre 2013

La rubrica Rai del GR Parlamento dedicata ai libri ha proposto una lunga intervista a Rocco Turi, autore di STORIA SEGRETA DEL PCI edito da Rubbettino. In diretta l’autore ha raccontato i numerosi dettagli del suo libro, spiegando che si tratta di un complesso lavoro di ricerca nato per volere del Governo Italiano e poi costruito nei fatti nei Paesi dell'Est tra archivi pubblici inaccessibili e riservati archivi privati in Cecoslovaccha, Ungheria, Germania, Russia, Italia. Turi ha ricostruito uno spaccato inedito della storia del partito comunista italiano e, per la prima volta, ha tracciato un profilo assolutamente inedito dell’aspetto deviante del movimento partigiano italiano che nel dopoguerra si è protratto nel resto d’Europa - ma specialmente in Cecoslovacchia - per arrivare infine al delitto Moro. Turi ha così tolto il velo ai risvolti oscuri di questa vicenda tutta italiana. Si allega qui il testo originale dell'intervista dello studioso da cui si evince il valore assoluto del suo lavoro di ricerca e soprattutto le novità scomode ricavate dalla lettura e dall'analisi di documenti top secret che per la prima volta uno studioso italiano ha avuto modo di avere tra le mani e con cui la storia ora non può non confrontarsi e fare i conti. L’intervista a Rocco Turi si è conclusa con la lettura integrale delle prime tre pagine del terzo capitolo “In Cecoslovacchia nasce la Gladio Rossa del Pci: le scuole di sabotaggio e terrorismo; il tentativo di putsch in Italia”.

Stralcio dell’intervista:


STORIA SEGRETA DEL PCI, che la casa editrice Rubbettino ha avuto il coraggio di pubblicare, è un libro del più rigoroso tabù italiano. Lo dimostra il silenzio della classe politica, nonostante il successo di vendita. Il retroscena è il seguente. Dopo il fallimento della Commissione Parlamentare sul caso Moro, il Governo italiano che già sapeva tutto - ma non aveva la forza politica per dichiarare la verità - mi inviò espressamente a Praga, ma sperava che il mio viaggio fosse solo una vacanza a causa delle difficoltà che avrei incontrato. Tuttavia, lavorai proficuamente e i miei rapporti furono ignorati. Anzi, dopo la mia intervista al TG1 delle ore 20 del 31 agosto 1990 e i successivi articoli su Repubblica e L’Espresso, mani più che esperte si misero in azione per disinnescare la carica esplosiva di quella campagna di stampa. In questo modo fu ignorata la mia rivelazione sulla Gladio Rossa che nacque in Cecoslovacchia. L’inchiesta sulla Gladio Rossa addirittura fu archiviata, poi ripresa, poi archiviata di nuovo. Un fatto paradossale. E c’è da dire che “Gladio Rossa” è una locuzione a posteriori e solo per utilità giornalistica. Tra l’altro, la Commissione d’Inchiesta sulle Stragi, fra i tanti miei interventi, pubblicò a p.275 una analisi di Rocco Turi, cioè la mia, cioè l’unica Analisi presente in 541 pagine. Ma la Commissione non mi ascoltò direttamente. Preferì invece ricavare informazioni dalle mie interviste al giornalista Valerio Riva per non rischiare che aggiungessi altri concetti scritti ora in STORIA SEGRETA DEL PCI. Ecco perché invito a leggere questo libro. Ma perché tutto questo silenzio? Perché dietro il rapimento di Aldo Moro non vi sono sic et simpliciter le Brigate Rosse. Quelle erano state debellate con l’arresto dei capi Curcio e Franceschini. D’altra parte sulla lapide commemorativa del ritrovamento di Moro, le Br non vengono citate. Fu fatto rientrare Mario Moretti che era stato espulso dalle Br, quindi non faceva parte delle Br ma della Gladio Rossa, che per la prima volta mise piedi in Italia. Dietro la Gladio Rossa c’è il mondo dei partigiani. I partigiani hanno partecipato alla liberazione del nostro Paese, sono considerati i padri del nostro Paese. Allora capite da cosa nasce il tabù italiano? Dietro i partigiani ci sono uomini politici illustri, di chiara fama e personaggi provenienti da oltre cortina di ferro, proprio quelli che avevano dato ospitalità ai partigiani criminali fuggiti dall’Italia i quali avrebbero dovuto ricambiare il favore ricevuto. Credo di essere stato chiaro: le Brigate Rosse c’entrano poco o niente col sequestro di Aldo Moro, non furono neppure manipolate né eterodirette, furono sostituite. Questa è la verità. I Paesi dell’est non avevano interesse a fare l’invasione o il putsch ma quello di creare confusione, fomentare il terrorismo a scopo interno, per poter dire ai cittadini: “ecco cosa succede in occidente, mentre noi costruiamo tranquillamente il socialismo”.

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