Ritorno al passato. Il bipolarismo che sopravvive al suo fallimento alla presentazione milanese del nuovo libro di Adornato (Liberal)

di Franco Insard, del 16 ottobre 2012

Da Liberal - 16 ottobre 2012
«Destra e sinistra non vogliono prendersi la responsabilità di governare il Paese: preferiscono aggregare tutto e il contrario di tutto pur di vincere», dice Casini

Nella Milano ancora scossa dalla tempesta che ha colpito il Pirellone - ennesimo e forse non ultimo capitolo della fine ingloriosa della Seconda Repubblica - ieri si è discusso proprio di come salvare la politica italiana. Necessità sempre più impellente per il Paese. L'occasione è stata data dalla presentazione milanese dell'ultimo saggio di Ferdinando Adornato S0S Italia (Rubbettino): un'analisi degli errori compiuti dalla politica di casa nostra da Tangentopoli fino ai nostri giorni, accompagnata dal tentativo di abbandonare gli sbagli commessi per dare continuità al montismo.

Adornato ne ha discusso con un importante parterre: Pier Ferdinando Casini, Massimo Cacciari, Michele Salvati e Ferruccio De Bortoli.

Proprio il leader dell'Udc ha lanciato un appello forte, ben oltre i confini della politica: «La società civile», ha detto, «scenda in campo e si assuma responsabilità. Ci vuole generosità politica da parte della società civile». E subito si è chiesto: «Questa società civile c'è o non c'è? Se c'è, batta un colpo. Scenda in campo e assuma responsabilità. Se non c'è questo slancio e quello di assumere impegni con la gente... Non concludo perché ci sono giornalisti in sala».

Il filosofo Massimo Cacciari ha evidenziato che anche la fine della Seconda Repubblica, così come era accaduto con la Prima, sia stata determinata dall'intervento della magistratura. Mentre per l'economista Michele Salvati la sinistra è «rimasta ingabbiata in una sua vecchia logica».

Al riguardo Casini ha avuto gioco facile nel criticare la decisione del Partito democratico di allearsi con Sel di Nichi Vendola. Secondo il leader dell'Udc, «una scelta riformista sarebbe stata auspicabile. La decisione di creare un rapporto così stretto con Vendola e di connotare su Sel gli impegni programmatici delle primarie è una scelta del Pd di cui prendo atto. Ma non credo che i moderati italiani saranno molto contenti di sperimentare oggi, a diversi anni di distanza, le coalizioni già sperimentate con Prodi». Casini ci ha tenuto a sottolineare di rispettare le scelte del Pd. Infatti ha spiegato: «Ci presentiamo con loro in Sicilia, ma senza aggregazioni spurie, senza espressione del populismo di sinistra sempre forte nel nostro Paese».

A proposito delle coalizioni esistenti e future, ha evidenziato che si va delineando per le prossime elezioni politiche del 2013 una situazione particolare: «Oggi, c'è la tentazione irresistibile, a destra come a sinistra, di tornare alle vecchie coalizioni del passato, che mettono insieme tante cose, ma sono una in contrasto con l'altra. Non c'è la serietà di una proposta politica di chi si assume il compito di dire agli italiani: questa è la strada. Ciascuno indica la propria strada e poi vuole aggregare anche quello che è in contrasto».

Nel pomeriggio, durante una riunione a Cremona con i consiglieri regionali e i parlamentari eletti in Lombardia, lo stesso Casini a proposito delle alleanze avevo detto: «Non abbiamo fatto un voto di eterna solitudine, ma certamente non ci interessa la cooptazione in vecchi schieramenti che hanno dimostrato la loro inadeguatezza a governare in momenti come questi. Le cose devono cambiare sostanzialmente sul piano dei contenuti e del metodo di governo. Infatti, crediamo che avrebbero poco senso ipotesi di coalizione tra chi a livello nazionale sostiene il governo Monti e chi lo contrasta ferocemente, a destra come a sinistra».

Proprio sulla figura di Mario Monti si è soffermato Massimo Cacciari. Il quale, interrogandosi e chiedendo agli altri intervenuti quale sarà «il futuro del premier, se non un futuro politico», ha aperto un importante dibattito.

Lo stesso Monti resta centrale nelle scelte dell'Udc. Non a caso Ferdinando Adornato, nella sua analisi, ha finito per ribadire che «con Berlusconi e Santanché non ci stiamo. L'abbiamo detto tante volte ormai. Il berlusconismo è finito. Bisogna andare oltre e lo devono fare iniziative tutti gli schieramenti politici». Ergo, «tutti sappiamo che non c'è alternativa alla continuità di Monti solo che Pdl e Pd non vogliono confessarlo al proprio elettorato prima del voto». Una scelta che però porta con se un dubbio di fondo. «Questi partiti», si è chiesto Adornato, «non hanno ancora capito che lo scontro politico elettorale non è più quello tra destra e sinistra ma quello tra responsabilità e populismo?». È necessario, quindi, secondo Adornato, aprire una stagione ne, politica costruttiva, che porti il Paese fuori dalle secche. Soluzione? «Per tentare di scongiurare la morte della nazione la strada è una sola abbandonare definitivamente le furbizie e i corporativismi».

Adornato, pur apprezzando l'idea lanciata da Franco Frattini , di una "grande assise" prima delle Politiche per «andare oltre il Pdl, verso la Costituente popolare», ha chiarito: «Tutte le iniziative che vanno oltre il Pdl sono positive, anche se non ci riguardano. Noi, infatti, stiamo lavorando per un' altra casa: la "Lista per l'Italia", che abbiamo lanciato a Chianciano».

Non a caso il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha ripreso l'analisi fatta da Adornato - «un'analisi puntuale sul ventennio mancato» - per chiedere alla politica un ulteriore sforzo di responsabilità. Sulla vicenda lombarda, infine, Casini ha spiegato che il suo partito non deve scusarsi «con gli elettori della Lombardia. Noi abbiamo votato Savino Pezzotta, altri hanno votato Filippo Penati e Roberto Formigoni.

Almeno in questo caso l’UDC ha fatto una scelta giusta di responsabilità e di serietà. Oggi è chiaro che si va verso le elezioni anticipate. Vengano fissate da Formigoni quando ritiene più opportuno. Per noi andare a votare a gennaio o a marzo è la stessa cosa. Il problema non è votare due mesi prima o dopo, ma che non si presentino coalizioni arlecchino».

Sulla possibile candidatura alla presidenza della Lombardia dell'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, Casini ha sottolineato che di candidati «ce ne sono tanti, ma prima vengono i programmi, perché i candidati migliori con coalizioni eterogenee e programmi sbagliati fanno una pessima figura». In primo piano poi l'allarme sulla penetrazione delle mafie in regione.

Per il leader centrista è «importantissimo e proprio per questo bisogna ridare la parola agli elettori e poi avere una grande vigilanza nella compilazione delle liste».

Di Franco Insardà