Rimettiamo in moto l’Italia…per davvero! (lagoeilfilonline.it)

di Redazione, del 15 aprile 2014

Da lagoeilfilonline.it

Mai come in questi giorni, l'entusiasmo, l'energia ed il dinamismo sembrano essere diventati gli elementi caratterizzanti il nuovo Governo presieduto da Matteo Renzi. Infatti l'ex sindaco di Firenze, sciorina in ogni sua uscita pubblica, una quantità di proposte, ricette, disegni di legge, tali da far impallidire qualsiasi riformatore animato dai migliori propositi. A breve sapremo se tutte queste promesse ed annunci si trasformeranno in realtà, augurandocelo vivamente, perché se il Presidente del Consiglio, con questa esperienza si gioca la faccia, gli italiani si giocano il futuro.

E' proprio guardando al futuro che Davide Giacalone, giornalista e saggista, col suo "Rimettiamo in moto l'Italia" edito dalla Rubbettino, indica la strada per far ripartire questo motore, ormai ingolfato da qualche anno, con una serie di interventi ragionati e con alcune considerazioni a dir poco controcorrente sul nostro Paese. Infatti Giacalone, numeri alla mano, mostra al lettore ad esempio, come il nostro debito pubblico, spauracchio agitato in ogni istante, sia cresciuto molto meno di quello di altri paesi negli ultimi 15 anni. Magra consolazione direte voi, ed invece Giacalone partendo dall'analisi di questi dati, vuole dimostrare come l'Italia conti poco rispetto al suo effettivo valore. Infatti se solo si avesse il coraggio di intervenire, oltre che con alcune giuste riforme politiche (legge elettorale, Titolo V della Costituzione) anche in settori come la spesa pubblica e le liberalizzazioni (che non sono sinonimo di privatizzazioni) l'Italia potrebbe effettivamente rimettersi in moto e tornare ad essere una guida dell'UE senza nulla dover invidiare a Francia e Germania.

Tagli alla spesa pubblica, che come sottolinea l'autore, non equivalgono all'erogazione di meno servizi, bensì di servizi più efficienti; inoltre sarebbe opportuno scardinare alcuni luoghi comuni attorno ai quali si sono creati gli alibi che hanno bloccato l'Italia: il liberismo selvaggio (ma dove? se nel nostro paese più della metà del PIL è dato dalla spesa pubblica), le citate liberalizzazioni, che come dicevamo prima, sono ben altro rispetto ai tentativi maldestri di privatizzazione che hanno riguardato ad esempio le telecomunicazioni. Nel capitolo dedicato ai tagli alla spesa pubblica poi, c'è una simpatica invettiva, quando Giacalone parla di spesa pubblica per l'istruzione, contro quei giovani studenti che battendosi contro i tagli alla spesa, non fanno altro se non il gioco delle caste e dei baroni, perdendo di vista l'obiettivo primario: difendere il merito e rivendicare che i fondi pubblici destinati alla scuola ed all'università siano utilizzati per dare un'istruzione di altissima qualità.
"Non dobbiamo difendere il diritto alla mediocrità", dice lo scrittore. Il saggio, si muove fra l'analisi sull'Europa e la riforma della giustizia italiana passando per il moralismo fiscale, per concludersi con un interessante resoconto dell'esperienza politica vissuta da Giacalone quando si candidò alle elezioni in Sicilia del 2012. Infatti ripercorrendo la sua "discesa in campo", definita "pisacanesca", il nostro, oltre ad analizzare alcune storture e bassezze del sistema politico siciliano, vuole spiegare come partendo dalla Sicilia, ci sia la reale possibilità che l'Italia intera cambi classe dirigente. Una spedizione dei mille al contrario per fare gli Italiani. O almeno per rimetterli in moto.

Raimondo Fabbri
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Raimondo Fabbri
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