Riflessi del '900
Cinema, avanguardie, totalitarismo (1895-1945)

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Collana: Varia
2007, pp 138
Rubbettino Editore, Arte
isbn: 9788849819496
«Nel XIX secolo la storia prende il posto di Dio nell'onnipotenza sui destini dell'umanità, ma è solo nel XX secolo che appaiono le follie politiche nate da questa sostituzione». Con queste parole François Furet descrive l'onnipoten­za rivoluzionaria materializzatasi nel totalitarismo novecentesco. Tra i vari agenti del­la rivoluzione dobbiamo certa­men­te ricordare la funzione esercitata dalle im­magi­ni cinematografiche. Di­ce­va Le­nin che il cinema è il treno della rivoluzione, l'arte più forte. Mussolini è dello stesso avviso e di suo pugno scrive: «il cinema è l'arma più forte». Hitler, salito al potere, affiderà a Joseph Goebbels il compito di finanziare largamente (e naturalmente con­trollare) la cinema­to­gra­fia.
Il cinema negli anni Venti è lo strumento di espressione e di provocazione artistica delle avanguardie: futuristi, espres­sionisti, dadaisti, surrealisti in special mo­do, utilizzano le immagini come un pu­gno nello stomaco da sferrare alle convenzioni dell'arte borghese del proprio tempo. Nel decennio successivo la“settima arte” si mette al servizio della rivoluzione, diventando formidabile arma di comunicazione e di propaganda dei regimi totalitari. L'arte nuova nata dal sogno dei fratelli Lumière diviene così, in un brevissimo arco di tempo, il migliore strumento per raccontare uno degli snodi più complessi e drammatici del XX secolo, rappresentato dalla rivoluzione e dal totalitarismo.