Leonida Répaci
Racconti calabresi

A cura di Pasquino Crupi

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Collana: Le Opere di Leonida Répaci
2002, pp 146
Rubbettino Editore, Narrativa, Narrativa moderna e contemporanea
isbn: 9788849801651
Leonida Répaci novelliere ha in testa il "paese del Sud", ma il "paese del Sud" non è tutto e non lo assorbe tutto, come avviene per l'Alvaro "paesano". E quel che conta di più: "il paese del Sud" non è levigato e lisciato dalla nostalgia regressiva: bestia nera quasi sempre trionfante nella letteratura meridionale e calabrese.La Calabria grande e amara dei racconti, qui collazionati, reca i segni inconfondibili del tempo storico, che è divenire della storia e dell'uomo, movimento dal passato al presente, e senza alcuna concessione, all'idillismo e al descrittivismo, cioè all'Arcadia agreste. Leonida Répaci scuote tutta la letteratura della terra, fissa, come le stelle, alla riproduzione degli uomini di tarataro e delle donne di stracci quali monumenti del Patire e del sacrificio degli uni per tutti. E intona i suoi racconti alla visione, sorgente dalle cose, di una nuova vita e di una nuova storia, che dovrebbero avere cominciamento dalla fine dei vecchi baroni della terra, "vere statue funebri scolpite sulle urne che chiudono le ossa dei pover braccianti calabresi".La storia ha replicato duramente alla speranza di Leonida Répaci. essa non può essere misericrdiosa come, talvolta, deve esserlo laletteratura. Ma egli non volle mai che la letteratura avesse funzione consolatrice. Doveva essere solo il Verbo, che s'incarnava dalle cose. Come in questi suoi racconti nei quali - per dirlo con Répaci - "assiste la luce dell'ideale, la fede nella Ragione, la speranza nell'avvenire dell'uomo".