Quale partito riformista?

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Collana: Problemi aperti
2004, pp XX+104
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849808674
La crisi del partito di massa, organizzato e unitario, con la sua funzione culturale e gli spazi tendenzialmente totalizzanti di azione, ha aperto la strada a diverse forme di organizzazione della politica. Suggestioni mediatiche, leaderismi, personalizzazione sembrano oggi caratterizzare il processo di formazione elettorale del consenso. Ma la democrazia costituzionale, come regole e garanzia della sovranità popolare e, insieme, come sistema di valori e di princìpi, non può fare a meno del partito politico.
Per le forze progressiste, laiche e cattoliche, in particolare, che vogliano tuttora perseguire obiettivi di trasformazione della società verso l'uguaglianza e la giustizia sociale, resta indispensabile il partito, nella sua forma di organizzazione pluralista e, insieme, coeso da una comune identità e da regole condivise.
Un moderno partito riformista, in cui si riconoscano storie, culture e tradizioni un tempo anche contrapposte, non può essere la semplice aggregazione dei moderati. Né esso potrà risolversi in una debole confederazione dei partiti esistenti.
Alla costruzione del nuovo partito riformista, dopo l'esperienza della lista unitaria alle elezioni europee, non può sottrarsi la sinistra del partito dei democratici di sinistra. Essa può e deve concorrere “alla nascita di una grande forza politica riformatrice e di governo”.