Popolari, gestione sana (Italia Oggi)

di Andrea Giacobino, del 05 febbraio 2016

Da Italia Oggi del 5 febbraio

In conclusione, valutando gli aggregati delle banche censite da Mediobanca, risulta che i dati consuntivi del periodo 2005-2014 mettono in evidenza per le principali banche popolari italiane una dinamica gestionale relativamente più virtuosa e meno viziosa delle altre categorie, sia per quanto attiene agli aspetti aziendali sia per quanto riguarda l'interesse del paese». Chi lo scrive? Un difensore a spada tratta del sistema delle banche popolari? Nient'affatto. La sentenza è di Fulvio Coltorti, economista e per lunghi anni responsabile dell'ufficio studi di Mediobanca.
L'autorevole opinione di Coltorti è raccolta in Banche popolari, credito cooperativo, economia reale e Costituzione, un agile volume fresco di stampa (ed. Rubbettino), a più voci, dove compaiono anche scritti di Marco Vitale, Riccardo Cappellin, Claudio Casaletti e Giuseppe Porro. L'analisi di Coltorti si spinge più in là a proposito della virtuosità del modello popolare. «Questo», dice ancora, «deve infatti portare a preferire in generale operatori anticiclici; nel comparto del credito ciò significa istituti che assicurino il soddisfacimento della domanda di finanziamento espressa dal sistema delle imprese e, in particolare, da quelle di piccola e media dimensione che rappresentano notoriamente il nostro vantaggio competitivo».
Dalla sua, Coltorti suffraga la tesi con la forza dei numeri. Dal 2008 le banche popolari hanno guadagnato quote dí mercato, per quanto riguarda il credito erogato all'economia reale, passando dal 22% al 25,5%. Hanno poi visto crescere significativamente il numero dei soci, passato da 1,15 a 1,33 milioni, oltre che aumentare il numero dei clienti arrivato a 12,3 milioni, con un balzo di un milione e mezzo. Infine, le banche popolari hanno aumentato il loro credito verso il terzo settore, per sette punti percentuali in più del sistema bancario nel suo insieme. Tutte cifre su cui riflettere, oggi che si parla di matrimoni fra popolari come frutto dell'ineluttabilità della trasformazione di esse in società per azioni.

di Andrea Giacobino

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