Romeo Bufalo
Piacere e bellezza
Percorsi del sentire tra '700 e '800

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Collana: Storia delle idee
2001, pp 216
Rubbettino Editore, Filosofia e Religione
isbn: 9788849800319
Pasquale Galluppi considerava quel particolare piacere procuratoci dal bello come uno dei più importanti «mezzi per essere felici». L’autore di questo volume cerca di rintracciare gli antecedenti storico-teorici di tale prospettiva ricostruendo un percorso che parte dai primi decenni del ’700 e giunge fino agli anni ’40 del XIX secolo. In tale itinerario vengono sinteticamente rivisitati autori più e meno noti: da Hume e Addison a Du Bos, André e Condillac; da Maupertuis ed Helvétius a Diderot, P. Verri, Kant, fino a Leopardi e Galluppi. L’elemento che dà consistenza filosofica alle diverse teorie del piacere di cui si discute nel volume (ed alle connesse teorie del bello) è un sentire inteso, al di là delle diverse configurazioni e dei diversi stili di analisi, come capacità di porsi in sintonia con quell’universo magmatico e caotico che è stato quasi sempre rinchiuso dentro i confini dell’irrazionale. Comune a quasi tutti gli autori presenti nella parte antologica del libro è la convinzione che gli uomini, forse più che per la fame e per la sete, soffrano per quei sottili, indecifrabili e indefinibili “dolori innominati” (Verri) di cui la noia, il disagio esistenziale, l’inquietudine sono i sintomi più appariscenti. È per sfuggire a questo “mal di vivere”; è per evitare di essere risucchiati dal vortice del “nulla” (Leopardi) che gli uomini hanno inventato gli “innocenti piaceri del bello” (Galluppi). Che forse non servono a nulla in particolare, ma che tuttavia riescono ad allentare la morsa terribile di quella che, da lì a qualche anno, Sören Kierkegaard chiamerà la “malattia mortale”.