Paolo Terenzi
Per una sociologia del senso comune
Studio su Hannah Arendt

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Collana: Scaffale universitario
2002, pp 290
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Sociologia
isbn: 9788849802108
Hannah Arendt, grazie alle riflessioni condotte in opere come Le origini del totalitarismo e Vita activa, è ormai considerata uno dei pensatori più lucidi ed originali del Novecento. In questo studio, il percorso intellettuale dell’autrice è riletto da un punto di vista inedito. In un contesto socio-culturale come quello attuale, caratterizzato da mancanza di certezze e incom-mensurabilità di tradizioni, la Arendt offre un originale contributo per una comprensione della società radicata nel common sense. Emerge, nelle sue opere, il desiderio di recuperare uno «sfondo» intersoggettivo che offre accesso alla realtà del mondo e che permette di superare costruttivismo sociale e relativismo epistemologico. In questo studio, affiorano anche i ber-sagli polemici verso cui si rivolge la critica della Arendt. I filosofi, ad esempio, sono stati i primi ad aver voltato le spalle ad uno spazio pubblico plurale, contingente, rischioso, per ritirarsi in mondo ideale costruito a immagine e somiglianza del loro pensiero. La messa tra parentesi del common sense assume i tratti del progetto sistematico nella moderna alienazione dal mondo, quando la razionalità strumentale dell’homo faber dimentica il mondo della vita e le ideologie totalitarie annullano lo spazio dell’agire libero e plurale. Nelle opere della Arendt si scorge la preoccupazione incessante di demistificare tutte le ideologie e di lasciare alle spalle una forma di vita che impedisce un’integrale esperienza del presente. La ripresa del common sense operata dall’autrice diventa cosi, all’inizio del XXI secolo, un punto di partenza imprescindibile per chi vuole ancora incamminarsi su quel sentiero faticoso ed insieme esaltante che è il tentativo di comprendere la condizione umana.