Per Loiero, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è un demagogo allo stato puro, nonché archetipo di una certa: Italia guappa e furba (Italia Oggi)

di Diego Gabutti, del 23 giugno 2016

Da Italia Oggi del 23 giugno

Vista dall'esterno, dagli ultimi posti in fondo alla platea, la nomenklatura non ha appeal. Agli occhi dei contribuenti, i politici sono i più subdoli dei nemici. Stanno a chi li vota come il pesce grosso ai pesci piccoli (e si sa che cosa fanno i pesci grossi quando gli viene fame e intorno i pesci piccoli nuotano tranquilli, stando sereni). Ma i politici appaiono meno astratti, e addirittura vagamente umani, quando sono visti da vicino, come nei ritratti che l'ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero raccoglie nel suo Lorsignori di ieri e di oggi, un impassibile diario di bordo della seconda repubblica, dove le prime donne della politica italiana appaiono al naturale, senza lo spolvero dell'eterno défilé televisivo.
Anche se Svetonio, ai suoi tempi, aveva ben altri Cesari da mettere in posa per il ritratto, alcuni di questi scatti fotografici hanno una loro mezza classicità. Loiero dipinge i singoli politici e contemporaneamente illustra il particolare calco umano di cui ciascuno di loro è l'avatar: il Megalomane, il Giornalista Giudiziario, l'Invasato dal Dio, il Rapito dagli Alieni (e Luigi De Magistris, caso a parte, un «Demagogo allo Stato Puro», nonché «Archetipo», scrive Loiero, «d'una certa Italia guappa e furba»).
Mai troppo crudeli, mai sopra le righe, sono ritratti anche divertenti (più di quanto lo siano i personaggi di cui Loiero racconta la storia, specie quando costoro si sforzano di suscitare simpatia). Soprattutto sono ritratti veritieri, come quello di Berlusconi, irretito «in una quotidiana contesa per la leadership del centrodestra con un personaggio come Matteo Salvini», o quello di Rosy Bindi, che per ovviare alla sua «aria forestiera» ha rinunciato alla «y» di Rosy per una più severa e castigata «i». In Lorsignori (un titolo che strizza l'occhio a una celebre rubrica di Fortebraccio, grande corsivista dell'Unità in anni lontani) trovate anche Pierluigi Bersani e Marco Travaglio, Eugenio Scaffali e Tonino Di Pietro, Massimo D'Alema e Giuliano Ferrara, Matteo Renzi e Romano Prodi. Entrano nel repertorio, insieme ai politici, anche i loro sbertucciatori e imitatori: Beppe Grillo, che per il suo ruolo di leader insieme politico e religioso è stato ribattezzato Belin Laden dal vignettista Vincino, e Maurizio Crozza, che «con irresistibile capacità seduttiva» non mette semplicemente in caricatura i politici ma che li invera. E inutile che un politico si sforzi d'essere spiritoso, come Berlusconi a destra e Renzi a sinistra: la comicità dei politici può essere soltanto involontaria.
Un politico fa ridere se gli arriva una torta in faccia, o se cade di sedere dopo essere scivolato su una tangente, ma è bene che non racconti barzellette, in particolare su se stesso, come fa il leader di plastica, o non gli sarà perdonato. Meglio fare buon viso alle imitazioni di Maurizio Crozza e ai «vaffa» di Belin che dire «lei è più bella che intelligente» a una signora. Più volte deputato e senatore, ministro nel governo D'Alema, Loiero è stato ministro anche nel governo Amato 2 (l'Amato 1 è l'esecutivo che decretò il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti bancari degl'italiani). Loiero sa molto bene di chi parla. Brutti ceffi, ma in fondo umani, i politici sono demagoghi e mestatori per forza, senza metterci davvero l'anima: a disegnarli così, come Jessica Rabbit nel vecchio film, è il mestieraccio che fanno. Loiero, che è uno di loro, ne racconta affettuosamente le gesta, ma non indulge alla peggior retorica, quella che trasforma le Mezze Calze in Statisti e i Saltafossi dell'Antipolitica in Incarnazioni del Nuovo.

di Diego Gabutti

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