Per la strage di Fiumicino, spunta la pista libica. La verità in un rapporto della CIA (Il Tempo)

di Gabriele Paradisi, del 17 dicembre 2013

da Il Tempo del 14 Dicembre

Il «lodo Moro» e i patti segreti con la galassia palestinese. A quarant'anni dalla carneficina del 1973 si riapre una vicenda oscura

Spunta la Libia nella strage di Fiumicino. A quarant'anni esatti dall'attentato all'aeroporto dove si consumò la più grave strage accaduta in Europa dal dopoguerra (superata solo, il 2 agosto 1980, dalla strage alla stazione di Bologna - 85 morti), un documento della Cia ridisegna i contorni di un atto sanguinario senza precedenti. Che passò alla storia quel lunedì mattina del 17 dicembre 1973, alle 12.51, allorché 5 guerriglieri palestinesi giunti in volo da Madrid, presero in ostaggio 6 guardie addette ai controlli nella sala transiti. Due membri del commando si diressero verso un boeing della Pan American e gettarono nell'aereo due bombe. Morirono in 30, tra cui 4 italiani: l'ingegnere Raffaele Narciso e un'intera famiglia romana, Giuliano De Angelis, 43 anni, la moglie Emma Zanghi, 34 anni e la loro figlioletta Monica, di 7. Dopo l'esplosione la coppia di terroristi raggiunse i compagni, che nel frattempo avevano raccolto lungo il percorso altri ostaggi e si erano impossessati di un aereo della Lufthansa con 6 membri di equipaggio. Poco prima del decollo fu ucciso senza pietà, ai piedi dell'aereo, anche un giovane finanziere ventenne, Antonio Zara, che aveva provato a reagire. L'aereo dirottato, con 5 palestinesi e 14 ostaggi, decollò alle 13.32. Costretti a un rifornimento ad Atene, i terroristi, dopo una trattativa con le autorità per ottenere la liberazione di due palestinesi reclusi in Grecia (autori di una strage compiuta il 5 agosto 1973) uccisero a sangue freddo un altro ostaggio: il tecnico dell'Asa, Domenico Ippoliti. Furono così 32 le vittime del terribile raid.
Ripartito verso il Medio Oriente, dopo un tentativo di atterraggio mancato a Beirut e uno scalo tecnico a Damasco, l'aereo giunse il 18 dicembre in Kuwait, dove gli ostaggi furono liberati e i 5 si consegnarono alle autorità dell'emirato. La ferocia di quel massacro indignò il mondo intero. Il governo italiano fu contestato dai deputati del Msi e del Pri che denunciarono la politica filoaraba dell'esecutivo, la quale però, non aveva esentato il nostro Paese dagli attentati che la «resistenza» palestinese in quel periodo compiva un po' ovunque. Nel dicembre 1973 era infatti già in atto da almeno un anno quella «diplomazia parallela» (indicata poi da Cossiga come «lodo Moro»), che lo statista democristiano e Rumor avevano intessuto con le organizzazioni palestinesi. Quel patto segreto prevedeva la libera circolazione in Italia di armi e guerriglieri, in cambio di un impegno da parte dei palestinesi a non colpire obiettivi ed interessi italiani. A riprova di ciò, dal 1972, si erano verificati almeno otto casi in cui terroristi arrestati in flagranza di reato erano stati quasi subito liberati. Cos'era avvenuto allora a Fiumicino? Perché quella strage terribile se esisteva un «lodo»?
Proprio in quei giorni di dicembre si stava preparando la Conferenza di Ginevra, che avrebbe avviato un percorso di pace tra Israele e l'Egitto di Sadat. Mentre la formazione al-Fatah mostrava di voler intraprendere una politica di moderazione, i gruppi più radicali della galassia palestinese si opponevano, finanziati e protetti da Iraq e Libia. E fu proprio il gruppo capeggiato da Ahmed Abdel Ghaffour, nome di battaglia Abu Mahmoud, spalleggiato da Gheddafi, a organizzare l'azione di Fiumicino. Probabilmente non era Roma l'obiettivo del commando, quanto Ginevra o Beirut, dove in quelle ore stava giungendo, tappa di avvicinamento alla Svizzera, il segretario di Stato americano Henry Kissinger (il quale su ordine dei servizi libanesi era stato fatto atterrare non all'aeroporto di Beirut, proprio per timore di un attentato). Forse quella mattina a Fiumicino qualcosa era andato storto e i terroristi avevano ripiegato colpendo un aereo statunitense. America e sionismo erano i loro nemici. Subito si ipotizzò che dietro l'attentato ci fosse la Libia. Sul quotidiano «The Times» si fecero riferimenti alla galassia vicina a Gheddafi e al flusso di denaro proveniente da Tripoli, che vedeva coinvolto Amin el Hindy, che proprio in quei giorni era in carcere in Italia essendo stato sorpreso con alcuni missili in un appartamento di Ostia il 5 settembre. Hindy (braccio destro del capo dei servizi palestinesi Abu Ayad) sarà scarcerato con due suoi sodali nel marzo 1974 attraverso il pagamento di una cauzione di 60 milioni di lire, forniti dai nostri servizi. Altri due terroristi sorpresi a Ostia erano stati liberati a fine ottobre.
A supportare la pista libica il ritrovamento di un biglietto aereo semibruciato acquistato a Tripoli e rinvenuto nel vetore Lufthansa, e soprattutto un'informativa della Cia dell'8 gennaio 1974, recuperata recentemente grazie alla pubblicità degli atti del Foia (Freedom of information act). Che testualmente recita: «La Libia sta facendo pressione sui leader fadayeen affinché non puniscano i terroristi (...). Il governo libico ha minacciato di tagliare i collegamenti finanziari con l'Olp e con Fatah se non abbandoneranno la loro intenzione di trattare duramente i terroristi».
E questi infatti furono trattati con clemenza e incarcerati al Cairo. Nel settembre 1974 a Beirut fu ucciso il «cervello» dell'azione, ovvero Ghaffour, da esponenti dell'Olp, ma il 24 novembre 1974, nemmeno ad un anno dalla strage, un commando intitolato proprio ad Abu Mahmoud dirottò un Vc 10 britannico su Tunisi e ottenne la liberazione dei 5 di Fiumicino di cui mai si seppe l'identità e la sorte. L'inchiesta, condotta dal giudice istruttore Rosario Priore, fu definitivamente archiviata nel luglio 1989. La strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973 sprofondò rapidamente nell'oblio. Già poche settimane dopo l'evento, i giornali smisero di interessarsi alla vicenda. Non vi sono mai state commemorazioni ufficiali, i familiari sono stati lasciati per oltre 3 decenni soli col loro insanabile dolore. Solo dopo 35 anni «Segretidistato.it» ha rievocato la tragedia, mentre nel 2010 è uscito il primo libro sulla vicenda (Salvatore Lordi, Annalisa Giuseppetti, "Fiumicino 17 dicembre 1973. La strage di Settembre Nero", Rubbettino). Nel 2012 è stato inaugurato un Largo nei pressi dell'aeroporto intitolato alle «Vittime della strage di Fiumicino». Mentre il 17 dicembre 2013, nel paese natale del finanziere Antonio Zara, si terrà una cerimonia in cui verrà distribuito un libro a cura di Antonio Lanza, Attilio Urso e Francesco Petrillo intitolato "Album di una tragedia: cronache, storia, interviste e versi" - dedicato ad un collega. Per non dimenticare.

di Gabriele Paradisi

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