Pensiero e politica. Il liberalismo, ovvero la libertà come conquista (Il Mattino)

di Luigi Mascilli Migliorini, del 19 novembre 2013

da Il Mattino del 19 Novembre

"Tendere a uno scopo e realizzarlo, lottando, con l'impiego di tutte le sue forze fisiche e morali, in ciò sta la felicità dell'uomo forte ed energico. Il possesso, nel quale riposarsi dallo sforzo, attrae solo nell'ingannevole fantasia". Non deve sorprendere che per trovare una definizione di libertà pienamente aderente alla sua idea, una libertà che - come egli scrive - sia essenzialmente costruzione di un progetto, Corrado Ocone decida in questo suo ultimo, appassionante lavoro, "Liberalismo senza teoria", (Rubbettino editore), di andarsela a prendere nelle pagine di un presunto alfiere della conservazione, di un professore tedesco, Wilhelm von Humboldt, che quando si avventura in politica - lo fa nei giorni del Congresso di Vienna - esibisce tutta la sua foga di nemico di Napoleone e delle sue gesta.
Come non deve sorprendere che i numi tutelari del suo liberalismo possano essere Giambattista Vico e Benedetto Croce, che il pedigree liberale di Montesquieu non abbia niente da invidiare a quello di Locke, così come - per stare nel Novecento - quello di Berlin si fa largamente preferire a quello di Rawls, e quello di Aron si mostra più convincente di quello di Hayek E sì, perché il liberalismo di Corrado Ocone ha assai poco del politically correct dei giorni nostri, non si lascia sedurre dai ritorni della filosofia analitica e dei suoi idola quasi sempre collocati all'interno di una tradizione di matrice anglosassone. Pagato il debito che si deve sempre giustamente pagare a quella tradizione, il suo interesse corre, infatti, a dimensioni spaziali e soprattutto a scansioni temporali diverse, spesso inattese, sempre più vaste, slargate, come egli ama dire. È un liberalismo che, da un capo, si ritrova nel binomio tutto francese Montesquieu-Tocqueville, visti come i due autori che hanno saputo parlare meglio del rapporto tra individuo e potere, tra libertà e dispotismo. Al capo opposto, nel XX secolo, questo liberalismo parla il linguaggio di Benedetto Croce, di Raymond Aron e anche di Norberto Bobbio, che le pagine di questo libro, con molta intelligenza e qualche, come dire, slancio di volontà, sottraggono alla dimensione prevalentemente giusnaturalistica, immaginando che la sua vera collocazione sia piuttosto all'interno di una tradizione italiana di impronta storica. E così come, nel XIX secolo, il dialogo di Tocqueville con Stuart Mill o con Bentham non avrebbe potuto avanzare che a fatica, ciascuno di essi nutrendo il proprio amore per la libertà di valori e di pratiche spesso assai differenti, così nel XX secolo fra Croce e Einaudi, tra Piero Gobetti e Carlo Rosselli è irto di precisazioni di distinguo. Differenze, insomma, che in questi casi non toccano solo il rapporto fra liberalismo e liberismo, fra libertà e mercato, ma duellano intorno ad una concezione significativamente diversa della storia e dell'agire storico.
Non a caso il Pantheon liberale di Corrado Ocone ha il suo cuore nell'Europa continentale tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, nei luoghi, cioè, e negli autori che producono allora uno degli sforzi più robusti e più generosi di intendere la libertà nel suo inevitabile rapporto con la storia, e di trovarlo non nella coartazione dell'una o nell'astrazione dell'altra, ma nel loro complicato ma esaltante intreccio. Se, dunque, la libertà è lotta per la libertà, se essere liberi vuol dire essere liberi di praticare un progetto di vita, la storia non è il limite della libertà, ma ne è la sua condizione di esercizio. E qui - potrà sembrare un paradosso - signoreggia Kant piuttosto che Hegel, ci è maestro il Croce inquieto attore del Novecento, vicino alla dialettica aperta e immanente di Kant piuttosto che il Croce troppo hegeliano e compiuto che talvolta ci è stato presentato. E ci troviamo, così, di fronte a un liberalismo senza teoria, a un'etica della libertà che è prassi storica, alla proposta di un orizzonte aperto che nel mutare delle cose trova ogni volta le sue domande e le sue risposte, non immaginando che ci possa essere un orizzonte teorico concluso in cui tutte le domande riescano a trovare tutte le risposte.

di Luigi Mascilli Migliorini

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