Opera Omnia XI
Vepra filologjike dhe historiko-kulturore Fjamuri Arbërit (1883-1887)

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Collana: Classici della letteratura arbëreshe
2009, pp 362
Rubbettino Editore, Lingue antiche e moderne, Linguistica
isbn: 9788849823929
Prefazione di Matteo Mandala
Gli scritti riuniti in questo volume sono apparsi in momenti distinti e distanti della vita di Girolamo De Rada. Il loro carattere episodico, in parte dovuto alle circostanze che li hanno motivati e in parte alla loro diversa natura, tuttavia, è soltanto contingente e, di certo, non solo non inficia l’omogeneità che giustifica la loro attuale disposizione nell’XI volume dell’Opera omnia deradiana, ma esalta il valore intrinseco che essi rivestono nel contesto dell’evoluzione culturale e ideologica del poeta di Macchia Albanese. Dal più antico di essi – apparso nel 1838, ma elaborato probabilmente nel marzo del 1833, dunque prima del temporaneo trasferimento a Napoli –, sino al più tardo, che risale al 1892, emergono infatti elementi molto interessanti che permettono, non solo di illuminare e ricostruire segmenti importanti del lungo percorso intellettuale deradiano e di riconoscerne persino il carattere di stringente attualità, ma anche di cogliere in filigrana il profilo delle fasi principali della storia della cultura arbëreshe. Tra questi elementi si possono ricordare la speciale propensione dell’autore per la riflessione filosofica e per la cultura classica che, con ogni probabilità, discese dagli impulsi ricevuti dagli insegnamenti di mons. Francesco Bugliari (1742-1806); la cura costante e continua di ribadire il peso della tradizione culturale arbëreshe, simboleggiata dai nomi degli illustri predecessori la cui opera De Rada si propose di continuare; l’attenzione decisa e ferma riservata al ruolo delle Istituzioni culturali – quali il Collegio di Sant’Adriano – per la tutela della identità arbëreshe oppure, infine, il formidabile impegno profuso nell’ambito della didattica della lingua e della letteratura albanese. Su tutti, tuttavia, assume particolare importanza il “mito pelasgico”, la cui elaborazione ebbe origine in Sicilia, ma la cui diffusione fu senz’altro sostenuta dagli scritti deradiani raccolti in questo volume.