Omaggio al Teatro

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Collana: Le opere di Leonida Répaci
2003, pp 356
Rubbettino Editore
isbn: 9788849801545
“Omaggio al teatro”, già pubblicato da Ceschina (Mi) nel 1957, raccoglie le opere teatrali di Leonida Répaci (Palmi 1898 – Marina di Pietrasanta 1985). Sono otto drammi, scritti tra la metà degli anni Venti e la fine degli anni Trenta del ’900 (alcuni dei quali l’Autore rivisitò subito dopo il secondo dopoguerra, “ammodernandoli”, con risultati discutibili, e cambiandone anche il titolo) che ruotano per lo più attorno al tema della fedeltà (o dell’infedeltà?) coniugale, e in cui si avvertono, per vari aspetti suggestioni pirandelliane e dannunziane. Rappresentati, quasi tutti a Milano, tra il 1925 e il 1930, i drammi di Répaci, allora notissimo critico teatrale dell’Unità, ebbero diversa accoglienza. Un successo entusiasmante riscosse, il 17 giugno 1925, al teatro “Manzoni” La madre incatenata, tragedia in tre atti (diventati poi quattro) rappresentata dalla compagnia di Camillo Pilotto e di Eugenia Sperani. Buona accoglienza ebbe pure, l’atto unico Crisalide (ribattezzata La barba alla morte), interpretata nell’ottobre del 1926 ai “Filodrammatici” da Ettore Petrolini; e ancora Il superuomo e la montagna, data al “Puccini”, nel luglio del 1927 dalla Compagnia Pedarzini. Non così fortunate, furono: La Voglia, nel 1926 all’ “Arcimboldi” con Franco Becci e Rossana Masi, diretti da Virginio Talli; La Vampa (che diventerà Favola di Martino), data al “Manzoni” nell’ottobre del 1927 “forzosamente” mutilata in alcune parti; Il Peccatore (che diventerà Notturno del tempo e dell’illusione) data a Roma, nello stesso anno, agli “Indipendenti” dalla compagnia di Anton Giulio Bragaglia; infine, nel 1930, Luciano 1930, all’ “Arcimboldi”, interpreti Anna Fontana e Anna Magnani. Ma, al di là dei successi o delle cadute, l’opera teatrale è quella che, con l’evidente intento moraleggiante dell’autore, meglio di ogni altra, manifesta la Weltanschauung di Répaci; cosicché, oggi la ripubblicazione di questo volume, a quarantasei anni dalla prima edizione, offre un tassello importante, utile a comporre e definire la complessa figura di un intellettuale che ha spaziato dal romanzo al racconto, dalla poesia al giornalismo, dalla critica teatrale ai taccuini di viaggio, dalla critica d’arte ai saggi e last but not least alla drammaturgia. Ma c’è di più. Il volume si avvale di una serrata introduzione “critica” di Giampaolo Rugarli; un affondo lucido ed impietoso nel teatro di Répaci, che offre agli studiosi materia per un serio dibattito, e ai semplici lettori una guida illuminante per una migliore fruizione. Santino Salerno