Enrico Farinone, Walter Joffrain
Nuovo vecchio continente
Europa tra crisi e cambiamento

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Collana:
2014, pp 192
Rubbettino Editore, Economia e Finanza, Problemi e processi economici
isbn: 9788849842845

La crisi internazionale iniziata nel 2008 ha profondamente intaccato la tenuta sistemica delle istituzioni finanziarie tanto da richiedere eccezionali strumenti di salvataggio realizzati ricorrendo ai fondi pubblici dei singoli Stati e ad aiuti sovranazionali. L’alto grado di interconnessione del sistema finanziario e l’assenza di un’unica governance economica a livello internazionale hanno consentito alla crisi di estendersi in ambito immobiliare, finanziario ed economico ed attaccare la capacità dei singoli Paesi di far fronte al loro debito pubblico, rilevando così, con drammatica evidenza, la presenza di un crescente numero di Stati che necessitavano innanzitutto di salvare loro stessi. Accanto alla descrizione degli effetti prodotti dalla crisi in Europa, in questo volume si analizza in particolare la situazione della Germania, che ha ricoperto all’interno dell’Unione Europea un ruolo fondamentale non solo come modello di solidità economica mediaticamente rappresentato dallo spread rispetto al bund dei titoli di debito dei Paesi periferici, ma anche come rigido garante del rigore nel rispetto dei Trattati e nella politica monetaria. Si ripercorrono inoltre i principali passi compiuti dall’Unione Europea negli ultimi anni in seguito all’accelerazione impressa dalla crisi. Infatti, pur in condizioni di emergenza e non senza incertezze, le politiche europee hanno conseguito progressi importanti e assolutamente impensabili ai tempi della sottoscrizione del Trattato di Maastricht, quali il rafforzamento delle regole di bilancio, la costituzione di fondi comuni per l’assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà, l’Unione Bancaria Europea. Nonostante gli errori commessi e le difficoltà che ancora si incontreranno lungo la strada dell’integrazione, la prospettiva europea è comunque portatrice di una speranza. Non solo per uscire dalla crisi, ma anche per realizzare un nuovo equilibrio geopolitico compatibile con il fenomeno della globalizzazione, il vero evento che, ormai si può sostenere senza pericolo di smentita, sta contraddistinguendo l’avvio del nuovo secolo