Nuove insidie per gli eredi di Locke (Corriere della Sera )

di Antonio Carioti, del 22 luglio 2015

Da Corriere della Sera del 22 luglio

Quando il grande filosofo tedesco Immanuel Kant affermava che «nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo», esprimeva nel modo più limpido «l'istanza antipaternalistica» su cui insiste Giuseppe Bedeschi nella sua Storia del pensiero liberale, una carrellata di autori classici (da John Locke a Raymond Aron) ora riproposta in veste aggiornata dall'editore Rubbettino (pagine 347, €14). Ma se inizialmente la lotta per affermare l'autonomia dell'individuo era volta a smantellare le prerogative dei sovrani assoluti, più tardi il liberalismo si è trovato di fronte avversari ben più agguerriti e moderni: non solo le ideologie totalitarie e gli «Stati onnipotenti» che ne sono scaturiti nella prima metà del Novecento, ma anche le crescenti tendenze livellatrici emerse nei regimi democratici, che hanno prodotto un paternalismo più morbido di quelli antichi, ma assai pervasivo, soprattutto per le sue conseguenze ìn fatto di aumento della pressione fiscale. Ciò alimenta una permanente tensione tra eguaglianza e libertà che impedisce, osserva Bedeschi, «una identificazione completa e senza residui» tra liberalismo e democrazia. Per giunta oggi si sono aggiunti gli effetti destabilizzanti della crisi mondiale, che da una parte mette le istituzioni rappresentative nazionali in balìa delle oscillazioni che scuotono i mercati finanziari globali e, dall'altra, crea masse crescenti di non garantiti, sensibili alle sirene di un populismo ostile alle idee liberali.

Di Antonio Carioti

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