Giuseppe Novero
Mussolini e il Generale
Pietro Gazzera, ministro della Guerra lungo le tragedie del Novecento

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Collana: Storie
2009, pp 204
Rubbettino Editore, Biografie e storie vere, Biografie, Personaggi storici, politici e militari
isbn: 9788849823615
Nei cinque anni in cui fu alla guida del dicastero della Guerra, due volte la settimana l'auto di rappresentanza con le insegne del Ministero varcava il portone di Palazzo Venezia. Dopo aver percorso il non breve tratto che separava la scrivania di Mussolini dalla porta d'ingresso il Generale si trovava di fronte il Duce. Aperta la cartella, il Ministro estraeva un foglio di carta sul quale aveva segnato il tema e i problemi da sottoporre al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dopo qualche mese dall'inizio degli incontri Mussolini invitò il Generale a non prendere più appunti. Fu allora che cominciò a lasciarsi andare a giudizi e commenti.
Gazzera, uscito da quei colloqui, si fermava nell'anticamera della sala del Mappamondo e riapriva la sua cartellina per annotare quello che, al cospetto del Duce, non aveva potuto fare.
Emerge da questi appunti , molti inediti , il quadro di un Mussolini che alterna lucidità politica e giudizi sferzanti, sarcasmo e assoluta mancanza di scrupoli, cecità diplomatica e desiderio di avventure. Come quando, nel 1933, un esercito di 300.000 uomini avrebbe dovuto invadere a sorpresa la Francia. Il Ministro della Guerra espresse subito il suo parere decisamente contrario scrivendo nel diario: «I gerarchi hanno intuito che Mussolini desidera fare un colpo di testae si affannano a presentargli proposte». E fu proprio la saldatura tra frange dei vertici militari e il regime a provocare la caduta del Ministro.
Si può dunque riconoscere a Pietro Gazzera il titolo di ultimo tra i generali responsabili della guida militare del nostro Paese che abbia perseguito una politica di efficienza e tenuto a bada il fascismo? «Non si sapeva molto su Gazzera , ha scritto Antonio Spinosa , e Novero colma ora la lacuna da scrittore attento e meticoloso. Sicché con queste pagine si riempiono vuoti storici che peraltro erano del tutto ingiustificati».