Meuccio Ruini:la presidenza breve

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Collana: Senato della Repubblica
2004, pp X+80
Rubbettino Editore
isbn: 8849807936
Nel cinquantenario delle vicende che accompagnarono l’approvazione della normativa di riforma della legge elettorale – che un’ingenerosa vulgata storiografica, una delle tante della Repubblica, ha fatto passare alla storia come “legge truffa” – abbiamo ricordato l’avvenimento con ben tre pubblicazioni: il catalogo della mostra documentaria organizzata dall’Archivio storico sugli articoli giornalistici e sui manifesti di propaganda politica coevi all’iter parlamentare della legge; il saggio sul dibattito in Parlamento e nel Paese che ne precedette l’approvazione; ed infine il convegno, del quale questo volume raccoglie gli atti, sul ruolo che Meuccio Ruini svolse come Presidente del Senato in occasione della discussione parlamentare. Tanta attenzione non è un mero tributo celebrativo, ma il segno della volontà di approfondire una vicenda che rappresentò uno dei più aspri momenti di confronto parlamentare tra maggioranza e opposizioni nel giovane parlamento repubblicano e un’occasione mancata – quarant’anni prima dell’approvazione dell’attuale legge elettorale prevalentemente maggioritaria – in vista del superamento della cronica instabilità politica italiana. Come è noto, dopo un’agguerrita battaglia parlamentare, ampiamente rievocata nelle relazioni pronunciate al convegno e oggi pubblicate, la legge venne infine approvata, ma nelle elezioni politiche del 1953 la coalizione di partiti guidata dalla Democrazia Cristiana mancò per un soffio il raggiungimento del quorum necessario all’attribuzione del premio di maggioranza. Il primo sconfitto fu Alcide De Gasperi, che quella legge aveva tenacemente voluto e sostenuto, e, a séguito, la stagione del centrismo. Nella seconda legislatura repubblicana, il risicato margine di vantaggio delle forze favorevoli alla continuazione dell’esperienza centrista comportò per i partiti di governo la necessità di cercare un accomodamento con la destra monarchico-missina, ma al tempo stesso anche di sviluppare una linea politica concorrente di avvicinamento al psi, al fine di evitare che lo schiacciamento verso opzioni politiche autoritarie o conservatrici disgregasse la stessa maggioranza centrista. Questa linea politica concorrente, divenuta più esplicita in séguito alla rottura del patto tra pci e psi causata dall’invasione sovietica dell’Ungheria, avrebbe infine condotto, dopo il fallimento del governo Tambroni, alla creazione di governi di centrosinistra, dando vita ad una formula politica che, nella sua sostanza, salvo brevi interruzioni, si sarebbe prolungata fino al tramonto della cosiddetta “Prima Repubblica”. La mancata applicazione del meccanismo previsto dalla legge del 1953 per l’attribuzione del premio di maggioranza (che fu poi abrogata e mai più presa seriamente in considerazione) determinò quindi per diversi anni una situazione politica altalenante, che si sarebbe infine chiarita con l’entrata del psi nella maggioranza di governo senza tuttavia comportare un significativo miglioramento nella durata media degli esecutivi. La seconda vittima della situazione post-elettorale fu invece la presidenza di Meuccio Ruini, che si era esposto notevolmente per consentire, nonostante la strategia ostruzionistica e anche violenta delle opposizioni, l’approvazione della legge in Senato in tempo utile per lo svolgimento delle elezioni. Il declino della formula centrista e la necessità per le forze di maggioranza di aprire spiragli di collaborazione con le opposizioni di destra e di sinistra – entrambe fortemente critiche verso la conduzione dei lavori del Presidente del Senato – segnarono il tramonto della lunga carriera politica di Ruini, cha da allora si ritirò a vita privata, non interrotta neppure dalla successiva nomina presidenziale a senatore a vita. La presidenza della Camera Alta costituì dunque per Ruini il culmine e la conclusione della sua carriera politica. Fu una presidenza breve, di appena tre mesi, ma una presidenza il cui valore di testimonianza democratica resta ancor oggi inversamente proporzionale alla durata della permanenza in carica. Questa pagina è stata a lungo espunta dalla biografia di Ruini, uno dei padri della nostra Repubblica e della nostra Costituzione. A cinquant’anni di distanza, abbiamo inteso recuperarla e congiungerla alle molte altre di questo grande uomo politico, attraverso il metodo del confronto critico tra studiosi, che è sempre l’antidoto più efficace contro ogni vulgata e ogni criminalizzazione. Ringrazio cordialmente gli studiosi intervenuti che, con il loro impegno di ricerca e di testimonianza, hanno onorato il convegno della Sala Zuccari, il senatore a vita Giulio Andreotti e i professori Lucio d’Angelo, Fulco Lanchester, Ugo De Siervo e Gaetano Quagliariello.