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Messina tra Umanesimo e Rinascimento
Il “caso” Antonello, la cultura, le élites politiche, le attività produttive

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Collana: Istituto di Studi Storici "Gaetano Salvemini"- Messina
2010, pp 234
Rubbettino Editore, Storia, Storia: argomenti specifici
isbn: 9788849827927
Or sono trent’anni, in occasione delle celebrazioni di Antonello da Messina, si riaprì il discorso sul Quattrocento messinese, sui caratteri e sul fondamento della ‘grande Messina’ del Cinquecento – la capitale della regione siculo-calabra, la rivale non solo ma l’alternativa storica alla Palermo della feudalità, dell’inutile fasto, la cui parabola interpreta ancora oggi l’ascesa e il declino di una Sicilia, di un Mezzogiorno diversi. È il costante rovello di quegli storici di Messina, alla ricerca a tratti affannosa delle ragioni della ‘decadenza’ rappresentata per lo più da analisi delle riprese insufficienti o impossibili da sciagure collettive, opera della natura e degli uomini. E Salvatore Bottari che s’era tagliato un buon posto in questa schiera ha voluto con queste dense pagine dire la sua sulle fondamenta di un edificio nobile e splendido. [...] Questa ‘grande Messina’, luogo di produzione e di consumo, non può essere il simbolo della superbia mortificata/condannata, e ancora meno delle indias de acà, va piuttosto assunta come la chiave del vero Mezzogiorno, la chiave per interpretare quel che è parso a molti di noi “il paradosso meridionale”, un addensamento di culture che può sfidare confronti alti – in scienze della natura e dell’uomo, in filosofia e matematica, in tecnologia applicata, in ‘piacere del vivere’, ma che se anticipa la modernità non la vive con la sicura consapevolezza di chi sa farsene precursore. Donde il retaggio che ci appartiene della discontinuità tra il voler essere ed il sembrar ‘precorrere’ – retorica irritante, che mortifica il presente per via di una lettura inadeguata del passato. (dalla Postfazione di Giuseppe Giarrizzo)