Memorie di guerra di un medico cattolico (L'Opinione delle Libertà)

di Massimo Ascolto, del 20 ottobre 2017

Ospedale da campo

Memorie di un medico cattolico, dalla guerra di Libia a Caporetto

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Nel centenario di Caporetto, Rubbettino pubblica, in collaborazione con la Fondazione Caffeina, “Ospedale da campo. Memorie di un medico cattolico dalla guerra di Libia a Caporetto”, del medico e scrittore Filippo Petroselli, che partecipò come ufficiale di Sanità al conflitto italo-turco e alla Grande Guerra. Scritte tra il 1920 e il 1921, le memorie si segnalano per il punto di vista di un giovane intellettuale – come rileva il curatore Gianni Scipione Rossi – “non contagiato dal mito della vittoria mutilata, tipico dei giovani ufficiali di complemento reduci dalle trincee. Le sue memorie sono antiretoriche. Non in infiorano la cronaca, non elidono gli episodi sgradevoli”. Petroselli è a un tempo patriottico e scettico. Ama la “santa immagine della patria”. Ma è intriso di spirito cristiano, e in lui amor di patria e pietà per il costo umano della Grande Guerra si confondono in una lettura critica degli eventi. Di fronte alla disfatta di Caporetto ammonisce: “Non dite che il soldato italiano ha tradito. Tacete, grugniti, attorno al nome santo del fante d’Italia”. E nonostante sia felice della Vittoria, avvertirà: “Ricordatelo! La guerra non purifica. È una menzogna! La guerra è una melma che tutto copre e imputridisce”. Talvolta ironiche, talvolta cupe, sempre realistiche, le memorie di Filippo Petroselli aprono uno spaccato sul clima culturale italiano del travagliato secondo decennio del Novecento. Risorgimentale “riluttante”, formatosi in un ambiente familiare e sociale clericale, il primo conflitto mondiale è stato per l’ufficiale medico l’“inutile strage” di Benedetto XV.