Matera "Capitale"
Dal Rapporto socioeconomico (1970) al Dossier per la candidatura (2013)

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Collana: Varia
2018, pp 220
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali, Economia e Finanza
isbn: 9788849856682

Postfazione di Giampaolo D'Andrea. Nella storia millenaria di Matera, mondo rarefatto e prezioso come Calvino volle immaginarla fra le sue undici “città invisibili” (forse Bauci o Teodora o infine, più verosimilmente Zenobia) è possibile cogliere due stagioni cariche di tensioni e anticipatrici di futuro. Stagioni iscritte nella sua complessa modernità. L’una che anticipava il ciclo industriale e la preparazione a una intensa carburazione politica e civile con il Rapporto affidato al gruppo coordinato da Aldo Musacchio, sociologo veneziano, intellettuale, rigoroso e affascinante che ebbe l’ufficio di predisporre analisi e schede di lettura di una città che usciva dal sortilegio di città contadina e si misurava, dotandosi di un aggiornato strumento urbanistico, con le sfide di un “cambio di campo” culturale e politico. Il Rapporto del Politecnico costituì l’occasione per un serrato confronto politico e intellettuale nel quale si misurarono istanze diverse e che concorse a scomporre vecchie alleanze promuovendo istanze e protagonisti che anticiparono i lineamenti di un ciclo riformista che avrebbe lasciato il segno. Romanzo di formazione il Rapporto del Politecnico rimane nella sua insuperabile storicità, un modello mediante il quale la città si interrogò, esplorò le sue ragioni e i suoi torti sociali e tentò di ispirare, impresa riuscita solo in parte, la revisione del Piano Piccinato alle soglie di una grande trasformazione sociale. Mezzo secolo dopo l’avventura di Matera Capitale Europea della Cultura viene accompagnata da un Dossier che, lontanissimo dalla tessitura disciplinare del Rapporto, ha elaborato i futuribili di una città tuttora “sospesa”, ma con le gambe piantate nel profondo di una storia che l’ha celebrata e candidata e con la testa rivolta alle seduzioni di un futuro tutto da decifrare, iscritto nelle stelle ma anche nelle corde di una classe dirigente da rigenerare e attrezzare. Verrà il tempo dei bilanci. Intanto la città vive una souplesse e uno stordimento dei quali è giusto si liberi, se vorrà rendere fruttuoso il grande capitale su cui è seduta. La pubblicazione integrale del Rapporto vale perciò a richiamare uno stile e un ardimento che conservano tuttora il fascino di un’avventura incompiuta.

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