Marone in rivista (Domenicale)

di Redazione, del 08 luglio 2013

Dal Domenicale del Sole 24 Ore del 7 luglio 2013


La rivista «Il Saggiatore» durò poco più di sei mesi, fra la fine del 1924 e la metà del '25. Ne uscirono a Napoli in tutto cinque numeri, grazie all'impegno e alla tenacia di Gherardo Marone, ma quell'avventura segnò una stagione sul piano culturale e politico. Il fascismo seppellì la testata insieme alla libertà di stampa, ma in precedenza, sia pure fra difficoltà già evidenti, Marone era riuscito a intrecciare " fili che non si sarebbero più spezzati. Benedetto Croce, Piero Gobetti, Giovanni Amendola e il primo «Mondo»: tutto il fermento dell'Italia che guardava con diffidenza o aperta ostilità all'avvento di Mussolini al vertice dello Stato si rispecchiò nel volontarismo di un gruppo di giovani appassionati. È grande merito di Sergio Zoppi aver ricostruito non senza notevole sforzo il senso di quell'esperienza breve ma così significativa. Colpisce soprattutto il nesso potente e spontaneo che si stabilisce fra Nord e Sud, fra luoghi e persone diverse eppure così simili nello slancio ideale. Dieci anni dividono Marone da Gobetti: non sono pochi ma neanche molti, perché si tratta pur sempre di un trentenne (Marone) e di un ventenne capaci di reggere un singolare confrontò di idee, sullo sfondo di una crisi epocale, e di essere straordinari organizzatori culturali. Su tutti brilla la figura di Giovanni Amendola, ben descritta da Zoppi. Nobile spirito liberale, legato a Croce, interprete come quasi nessun altro di un'Italia civile costretta a soccombere. Come lui stesso soccombe alle bastonate dei fascisti. Marone ne serberà il ricordo e la lezione per tutta la vita.


Di Stefano Folli

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