Maria Grandinetti Mancuso
pittrice romana dalla “Secessione” al secondo dopoguerra

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Collana: Varia
2002, pp 310
Rubbettino Editore
isbn: 88-498-0016-6
Roma, 15 novembre 1918: esce il primo numero di ‘Valori Plastici’. La rivista, la più importante e significativa dell’intera cultura figurativa italiana del primo Novecento, è corredata da un selezionato apparato iconografico; accanto a quelle di Carrà, de Chirico e Melli, compare anche ‘Casolare’, opera firmata da una giovane artista calabrese: Maria Grandinetti Mancuso. Sebbene oggi quasi completamente dimenticata, Maria Grandinetti Mancuso (1891-1977) fu senza dubbio una delle pittrici più note e apprezzate dell’arte italiana nel periodo compreso fra le due guerre. Donna inquieta, non conformista, dai molteplici interessi, per la Grandinetti Mancuso il “mestiere dell’arte” fu non opzione marginale e residuale ma esperienza radicale totalizzante: giunta giovanissima a Roma, esordisce nella III “Secessione”, partecipa alle maggiori manifestazioni dell’epoca, arrivando a toccare il culmine della notorietà negli anni Trenta. Definita da Roberto Melli la “più forte pittrice italiana”, il suo lavoro gode di ampi consensi, suscitando gli entusiasti commenti di molti dei protagonisti di quella stagione culturale: Giuseppe Ungaretti, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Cipriano Efisio Oppo, Roberto Melli, Italo Tavolato, Waldemar Gorge. Il volume costituisce la prima ricostruzione di questa intensa vicenda artistica che, al pari di quella di numerose altre artiste del ‘900, era stata quasi completamente cancellata da decenni di oblio storiografico, restituendone – grazie anche ad un vasto materiale documentario totalmente inedito – la complessità di articolazioni, svolgimenti ed esiti.