Marelli e il capolavoro scoperto in Calabria (Calabria Ora)

di MARIA TERESA D'AGOSTINO, del 15 luglio 2013

Da Calabria Ora del 15/07/2013

"Un capolavoro" lo ha definito Antonio D'Orrico, che dopo averne tessuto le lodi al Salone del Libro di Torino lo ha celebrato nella sua pagina su "Sette" del Corriere della Sera. Un capolavoro "Altre stelle uruguayane". E un grande scrittore il suo autore, Stefano Marelli. Ticinese quarantenne, di origini brianzole, mille disparati mestieri mentre dentro preme la creatività narrativa e prepara uno dei più riusciti esordi degli ultimi anni. A scoprirlo è il concorso letterario calabrese "Parole nel vento", a pubblicarlo è l'editore di Soveria Mannelli Rubbettino. Alla prima nazionale, a Milano, la settimana scorsa, c'erano il commissario straordinario della provincia di Catanzaro Wanda Ferro, l'editore Florindo Rubbettino e il direttore editoriale Luigi Franco. Relatori d'eccellenza D'Orrico, Gigi Garanzini e Andrea G. Pinketts. Il noto critico letterario ha evidenziato l'abilità di Marelli nel creare una storia verosimile, in cui realtà e finzione si mescolano e si fondono fino a confondersi, anche grazie a uno spiccato senso della frase e della parola.
Garanzini ha invece sottolineato il parallelismo tra la storia personale dell'autore, in qualche modo girovago tra la Brianza, la Svizzera e la Calabria, e i tanti spostamenti geografici che muovono i personaggi del libro. Mentre Pinketts ha posto l'accento sulla capacità di Marelli nel mutare registro e ritmo in funzione dei contesti narrativi, con efficaci e coinvolgenti cambi di marcia. Marelli intreccia tempi e storie distanti, atmosfere diverse, luoghi e persone agli antipodi. E dentro c'è l'infanzia rubata, l'amicizia tradita, il dramma beffardo, l'ironia e la tensione. Soprattutto c'è il calcio. Anzi il futbol quello degli anni Venti e Trenta, dell'esaltazione sportiva in un mondo che andava in frantumi. «Il calcio e il Sudamerica sono fra i pochi argomenti di cui saprei scrivere senza fare troppi errori - confessa Marelli - Così, dopo una vita passata a leggere, leggere, leggere, ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa anche io. Ho sempre invidiato ai miei scrittori preferiti, gli Hemingway e John Fante su tutti, la libertà di muovere i personaggi e i loro destini a proprio piacimento, la possibilità di inventarsi infinite altre vite. Ci ho provato e ho visto che funzionava. Trama e personaggi stavano in piedi, così sono andato avanti».  E così abbiamo conosciuto il vecchio Brujo, misterioso e inquietante tra le mille sorprese della foresta amazzonica, e il giovane italiano Sauro, "costretto" dalla mancanza di soldi a rimanere in Sudamerica, fortuito ascoltatore e custode di un racconto strabiliante. Ma i veri protagonisti sono due campioni del pallone, Nesto Bordesante e Prudencio Picassent, e le loro vite tragicamente connesse. «Il mio romanzo ha avuto da subito recensioni eccellenti. A partire da D'Orrico, ma in seguito anche altri ne hanno parlato in modo assai lusinghiero. Non avrei potuto sperare di meglio», dice Marelli. E conclude: «Ora la sfida sarà tentare di confermarmi sugli stessi livelli. Ho già un'altra storia in mente. Niente futbol ma sarà comunque, anche stavolta, una vicenda fitta di rimandi spaziali e temporali in cui la finzione si intreccerà a fatti storici realmente accaduti».

DI MARIA TERESA D'AGOSTINO

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