Manent: «L’umanità è un arcobaleno e la Chiesa può fare da mediatrice» (Avvenire)

di Lorenzo Fazzini, del 02 maggio 2012

Da Avvenire - 1 maggio 2012
E se fosse la Chiesa il vero agente «globale e globalizzante» dell'era attuale?
Se risultasse proprio questa comunità religiosa, «aliena da ogni fanatismo», a generare un nuovo ordine mondiale in cui le «famiglie» spirituali non vengano silenziate dall' «europeo umanitario» in nome di un' «umanità sognata» priva di ogni riferimento religioso? Alla Pontificia Accademia delle Scienze sociali ha giocato su questo paradosso Pierre Manent, filosofo della politica, docente all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, dove dirige il Centro di ricerche politiche intitolato al suo maestro, Raymond Aron.
L’autore della Storia intellettuale del liberalismo (Rubbettino) ha tracciato una lunga parabola intellettuale per riassegnare alla Chiesa cattolica un compito antico quanto inedito: «Solo la Chiesa è capace di entrare in dialogo serio con ciascuna delle grandi famiglie spirituali del mondo. È l'unica comunità universale reale costituita, la sola "repubblica spirituale perfetta". Lei sola può rivolgersi a tutte le altre comunità religiose che cercano, invece, un appoggio nell'associazione con la politica e in una certa confusione degli ordini spirituali e politici». Se il «consolidamento delle nazioni in Europa è stato inseparabile da un crescente addomesticamento della Chiesa», come ci hanno mostrato i secoli XIX e XX, con la «conseguente Espulsione dallo spazio pubblico» del dato religioso, oggi - ha sostenuto Manent - la fede che si dice per sua natura "universale" può rivestire un ruolo arricchente nell'epoca attuale: « È importante trovare vie di mediazione politiche e spirituali tra le diverse proposte del mondo attuale (islamica, cinese, ebraica) - ha spiegato Manent -, dal momento che ben presto l'Occidente non sarà più in grado di tenere insieme il mondo». Insomma, non può essere il mercato la base su cui costruire un nuovo equilibrio internazionale. Che il globo stia per cambiare paradigma è un dato assodato: «Il fattore principale di oggi è l'indebolimento della capacità direzionale dell'Occidente, anche se gli Stati Uniti restano l'attore individuale di gran lunga il più potente. Questo indebolimento relativo, unito al corrispettivo rinforzo delle potenze finora "periferiche", ha prodotto un mondo "multipolare"». Manent ha puntualizzato un dato spesso dimenticato, cioè che anche per i padri dell'Illuminismo il mercato diventava un idolo-autoregolatore: «Voltaire descriveva con gran trasporto di entusiasmo la Borsa di Londra dove tutte le religioni e le sette si trovavano e lavoravano di buona intesa. E dove il solo eretico era, a suo dire, colui che faceva bancarotta». Di qui sorge, per il filosofo di Tolosa, una domanda essenziale: «Il commercio non reclama nulla di "comune" e produce poco di "comune". L’interrogativo è sapere se possiamo vivere umanamente senza cose comuni o avendo in comune solo "regole del gioco" che chiedono di esser rispettate da istituzioni specializzate, le quali non hanno bisogno di essere soggetti politici». La risposta è un secco no. E se non bastano le "regole del gioco" capitalista, per quanto allargato ai quattro angoli del pianeta, per Manent tornano in gioco le grandi narrazioni: «L’umanità reale è fatta dalla coesistenza e dalla tensione delle proposte di umanità che sono insolubili nell'umanità sognata dagli umanitari. La Cina, l'islam, il popolo ebraico, il mondo cristiano non sono i colori diversi dell'umanità "arcobaleno", ma delle "quantità politiche e spirituali" che si rivolgono al mondo come proposte e affermazioni di umanità e che devono essere rese compatibili con la società». A fungere da "integratore" è "chiamata" la Chiesa, «che non conosce fanatismi: lei, mediatrice portatrice del Mediatore, non possiede altro compito politico se non quello, urgente, di farsi testimone convincente della bontà di Dio».

Di Lorenzo Fazzini