Mafia, storia e potere (Il Secolo XIX)

di Redazione, del 02 maggio 2016

Da Il Secolo XIX del 29 aprile

Le ragioni di un modello criminale il cui successo dura ininterrottamente da duecento anni, che ha avuto la capacità d'insediarsi al Nord. Isaia Sales presenta il suo ultimo libro: "Storia dell'Italia mafiosa" (Rubbettino Editore 2015, 19,50 euro). Ne discutono con l'autore oggi pomeriggio alle 17, al Teatro Altrove di piazzetta Cambiaso 1 nel centro storico , Stefano Kovac (presidente Arci Genova) e Stefano Padovano (Criminologo, Università di Genova).
Isaia Sales è uno dei più autorevoli studiosi di mafie in Italia. Insegna Storia delle mafie a Napoli. Ha, fra l'altro, curato insieme a Enzo Ciconte e Francesco Forgione "Atlante delle mafie" (2012).
«Per quanto la proliferazione dei testi sul tema delle mafie presenta al pubblico una considerevole offerta nella scelta - scrive Padovano a proposito del libro in presentazione oggi - l'ultimo saggio di Isaia Sales ha la forza di catalizzare l'attenzione del lettore bene al di là, dei pure legittimi, "dispositivi di significato" sull'analisi dei fenomeni mafiosi e su un'idea, a tratti equivoca, di ciò che viene definito "il pensiero antimafia".
L'impianto del libro delinea un passo in avanti nella ricerca storico-criminologica di settore, non solo perché ricostruisce l'evoluzione dei sodalizi mafiosi italiani - questione approfondita anche negli studi di Enzo Ciconte, Salvatore Lupo e più recentemente in quelli di Francesco Benigno - ma perché ha la capacità di tratteggiare un affresco in cui, il successo incessante e duraturo di queste organizzazioni, anche fuori dai contesti di appartenenza; nel corso della lettura assume un posto di rilievo, tale da divenire uno snodo centrale, da cui attingere ipotesi e interrogativi per lo sviluppo di nuove linee di ricerca.
Sales rivela una sapiente capacità, quella di dimostrare il superamento delle interpretazioni dominanti che indicano nei fenomeni mafiosi uno stigma del meridione, una nebulosa intrisa di fattori sociali, economici e culturali frutto esclusivo del Mezzogiorno d'Italia. Quasi viene a dire che l'autore, quanto meno nella prima parte del libro, si scaglia contro i facili riduzionismi e le distorte verità che gravitano intorno al fenomeno "mafie".
Dinanzi alle evidenze registrate dalle cronache giudiziarie e alla crescente consapevolezza maturata da parte dell'opinione pubblica, il rischio a cui si va incontro è quello di costruire un "colossale abbaglio" se si intende ridurre le organizzazioni criminali mafiose ad una scheggia impazzita di una parte del Paese. Ciò significa non ridurle a mera "storia criminale", non solo in quanto appartengono a pieno titolo alla storiografia italiana; ma perché ne hanno permeato il percorso sociale, civile e politico».

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