Madre Nazarena Maione
nel mondo al di là delle cose

A cura di Rosa Graziano

Special Price €10,20

Prezzo Pieno: €12,00

aggiungi al carrello
aggiungi alla whishlist

Collana: Spiritualità e promozione umana
2004, pp 230
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 9788849808513
Prefazione di Pietro Borzomati
A un mese dalla promulgazione del Decreto della S. Congregazione dei Santi sulle virtù eroiche e quindi della proclamazione a Venerabile di Madre Nazarena Majone, confondatrice con P. Annibale Maria di Francia delle Figlie del Divino Zelo, si è svolto a Messina il 24 e 25 gennaio 2004 un convegno sulla sua figura, ideale prosecuzione di quello tenutosi nel gennaio del 1998. In quell’occasione per la prima volta, grazie ad indagini rigorose, si contestualizzava storicamente la presenza di M. Nazarena sul piano della spiritualità e dell’apostolato sociale, all’interno sia del territorio di Messina che della vita della Congregazione religiosa alla quale aveva dato vita insieme a P. Annibale, ribadendo il ruolo da loro giocato, come ricorda ancora recentemente Piera Cavaglià, di «faticosa sintesi» tra risposte concrete ai bisogni della gente e annuncio cristiano. In questo secondo incontro, come ha richiamato, ad apertura di convegno Paola Ricci, si è voluto dare più spazio alla “dimensione interiore” di M. Nazarena «raccolta dentro la tradizione teologica più che all’interno di una sola rivisitazione storica». Pertanto il convegno, con la presenza di teologi e mariologi, si è snodato concentrando l’attenzione sulla spiritualità della Madre, sui tratti mistici del suo “cammino” interiore verso il Signore durante il quale ella lascia che la sua vita sia “disfatta” per vivere pienamente il mistero pasquale (relazione di P. A. Neglia) e su quelli ascetici, praticati nell’“ordinarietà” della sua vita e nella “straordinarietà” del suo ultimo segmento, appresi soprattutto alla scuola di P. Annibale (relazione di P. A. Sardone). Si sono quindi rinvenute analogie e convergenze con alcune figure femminili del Nuovo Testamento, con Marta, per la sua “sollecitudine operosa”; con Maria per il suo “essere discepola” e per “la continua disponibilità all’ascolto del Signore”; ma anche con la Madre del Cristo, nell’“obbedienza assoluta alla volontà di Dio” (relazioni di S. Manfredi e E. Zoina) sottolineando in particolare la predilezione mariana della sua fisionomia spirituale (relazione di P. E. Foti). Non sono comunque mancati interventi che hanno approfondito alcuni tratti del suo “fare” nel mondo, privilegiando e dilatando alcuni momenti del suo percorso terreno, come il 1928, particolarmente suggestivo per individuare in lei la “donna di fede, abbandonata in Dio” estranea ad ogni strategia capitolare che proprio nel 1928 la vede sconfitta, umiliata e sostituita nel suo Ufficio di Superiora generale (relazione di L. Carluccio). Così, da una diversa e nuova angolatura in M. Nazarena si è sottolineata la sua responsabile e propositiva testimonianza al femminile della risposta meridionale all’esigenza di rinnovare la presenza della Chiesa nella società (O. Confessore), e la novità della sua pedagogia, che coniuga la teoria con la pratica, lo studio con l’apprendistato di un mestiere, nella consapevolezza di formare uomini e donne inseriti nella propria società (relazione di F. Petraglia). Si tratta, come ancora ultimamente è stato ribadito da Piera Cavaglià e Cataldo Naro, di una “identità nuova”, di una “spiritualità apostolica”, secondo cui l’azione non è «estranea alla contemplazione, ma vi è totalmente penetrata». Lo svolgimento del convegno ha quindi tenuto fede a quanto lo stesso suo titolo suggestivo Madre Nazarena, nel mondo al di là delle cose annunciava e faceva intravedere: la duplice valenza di Madre Majone “impastata”, per riprendere l’efficace espressione di Paola Ricci, di energia spirituale, immersa in una dimensione di vita contemplativa che nel “fare” trovava la propria espressione, in una felice sintesi di azione e preghiera, o meglio di azione vissuta come preghiera. È quindi emersa da tutti questi interventi una figura di religiosa che, mentre si lasciava “catturare” da Dio, ed esercitava la “liturgia dell’obbedienza”, particolarmente sofferta e dolorosa nell’ultimo tratto della sua vita, sapeva contemporaneamente, con un’attitudine tipicamente femminile, immergersi nella quotidianità faticosa del vivere con una modernità di iniziative concrete e di metodologia didattica tese al riscatto e all’inserimento sociale delle fasce più deboli, nella consapevolezza di una corrispondenza necessaria tra crescita religiosa e coscienza civile, che l’aveva anche sottratta a una “passiva” dipendenza dal Padre. Nello stesso tempo queste relazioni ci hanno rimandato una figura di donna forte, ma sorridente, decisa, ma mai prevaricatrice che affronta, alla luce del suo immedesimarsi nelle sofferenze del Cristo, le continue difficoltà dei nuovi impianti di case e laboratori, nonché la sua personale sofferenza ed emarginazione, con un sorriso, pronta a cogliere le “piccole felicità” terrene in attesa della “Grande Felicità” (conclusioni di P. Ricci) così come aveva fatto fin dal primo giorno, nel momento dell’ingresso nella comunità di P. Annibale, per nulla turbata dallo squallore del quartiere Avignone di Messina. Donna e religiosa, “Nazarena” è stata restituita anche all’attenzione di un pubblico non di soli specialisti efficacemente e suggestivamente nella duplicità del suo ruolo nella pièce teatrale conclusiva del convegno, segno anche questo, insieme ai diversificati interventi sul piano della formazione cristiana, della redenzione sociale e delle opere assistenziali, della “modernità” con la quale la Congregazione delle Figlie del Divino Zelo, riesce anche oggi a inserirsi, a operare e a “parlare” nel proprio tempo, cogliendo le istanze più innovative, affrontando i “bisogni” di sempre nuove “povertà”, ascoltando e facendosi ascoltare. (dalla Premessa di Bruno Pellegrino)