Luciano Canfora recensisce il DAIF sul Corriere della Sera (Corriere della Sera)

di Redazione, del 25 luglio 2013

Passa di moda il terzomondismo. Resta il problema dei Paesi poveri
Dal Corriere della Sera del 25 luglio 2013

Terzomondismo. Apro il notevolissimo Dizionario antologico italiano fondamentale (ormai Daif) di Ugo Cardinale e Manlio Cortelazzo (Rubbettino, in libreria da qualche tempo, pp. 6o8, euro 24) e non trovo questa parola. E dunque evidente che la parola è uscita da un pezzo dal lessico corrente. Infatti il criterio ordinatore su cui è fondato il Daif è quello statistico: tiene conto di opere precedenti della stessa natura (per esempio il Sabatini Coletti, Dizionario essenziale della lingua italiana) le quali attingevano, tra l'altro, a una serie di fonti giornalistiche ivi compresi i testi elaborati dall'agenzia Ansa e periodici medio-alti come «il Mondo» (o popolari come «L'Europeo») etc. Il Daif è molto più raffinato e completo per quel che attiene alla documentazione: l'amplissima serie delle fonti adoperate si trova nelle pagine iniziali ed è a sua volta uno strumento prezioso anche sul piano bibliografico. Domanda: com'è finito fuori lista il «terzomondismo»? La risposta è agevole per chi abbia esperienza del lessico e della spesso cangiante terminologia politica. Contrariamente a quel che forse immaginano gli orecchianti di questi
problemi, il termine entrò in uso moltissimo tempo addietro in polemica con l'allora trionfante ortodossia marxista leninista: volle esprimere l'alternativa a quella ortodossia. Negli anni Settanta esisteva addirittura la rivista «Terzo Mondo», che voleva essere un rimprovero costante all'«imborghesimento» del mondo facente capo a Mosca (il «secondo mondo» per l'appunto). Il Petit Robert, edizione del 1973 (alla voce «Tiers») registra «Tiers Monde», «blocco dei Paesi che non appartengono né al mondo occidentale né al campo socialista», come termine attestato per la prima volta in francese nel r956. E certo chi si ricorda della conferenza di Bandung (1955) forse capisce il perché.
Poi all'inizio degli anni Ottanta esplose in Occidente un certo odio puerile verso il concetto. Il francese Pascal Bruckner si affrettò a compilare un fortunato pamphlet intitolato Il singhiozzo dell'uomo bianco, prontamente tradotto da Longanesi (1984). Invece un grande e serio lettore della realtà contemporanea come Paolo Sylos Labini scrisse nel 1983: «Il Terzo Mondo costituisce oggi la sfida più grande del riformismo». (Se ne parlò sul «Corriere della Sera» il 17
aprile 1983).

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