Lo straordinario carteggio tra Mario La Cava e Leonardo Sciascia (Calabria on web)

di Filippo Rosace, del 15 ottobre 2012

Da Calabria on web - 13 ottobre 2012
È una raccolta epistolare di straordinaria forza quella presente nel volume Lettere dal centro del mondo 1951-1988; che l’editore Rubbettino ha recentemente proposto sul mercato editoriale grazie al lavoro lucido e paziente dei due curatori dell’opera, i Professori Luigi Tassoni e Milly Curcio, e alla coinvolta partecipazione degli eredi dei due grandi scrittori ed amici. Il volume si apre con il saggio dei curatori che non è una scintillante cornice all’opera, ma un vellutato ordito che suggerisce al lettore la via per “la pancia” del carteggio.
Una raccolta preziosa, che dà modo di conoscere senza mediazione quanto grande fosse lo spessore umano ed artistico dei due grandi autori. Un carteggio vero, per nulla edulcorato, tra due persone che prima di considerarsi colleghi di scrittura si consideravano due grandi amici. Traspira tra le righe di entrambi la personalità degli uomini prima ancora che degli scrittori. Uomini che per quanto la storia ci abbia consegnato grandi, si sentivano spesso stanchi, delusi, a volte emarginati. Uomini che nonostante scrivessero in forma privata tendevano, probabilmente in modo inconsapevole, alla pulizia della parola, alla nitidezza del linguaggio. Ammirevole la scelta dei vocaboli mai fuori contesto e sempre al massimo della pregnanza, per un linguaggio di cui Tassoni scrive: “netto definirsi dentro lo spazio narrativo che percorre”. Forse in un carteggio privato non ve ne era bisogno, è del resto fatto notorio che con un amico non serva molto per farsi comprendere. Ma evidentemente a loro le parole uscivano così e basta, come si può immaginare succeda ai grandi scrittori. La dimensione intimistica del carteggio è appassionante finanche commovente, quando ad esempio Mario La Cava confessa a Sciascia che la moglie non lo mette troppo in croce perché a casa non porta molti soldi.
Carteggio illuminante anche da un punto di vista critico e storico-letterario. Attraverso le lettere si comprende meglio la genesi di alcune scelte stilistiche e contenutistiche di entrambi gli autori, e si segue il flusso di quel cammino letterario che li ha portati a lasciarci in eredità pezzi di letteratura che sono a buon diritto tra le più rilevanti produzioni del nostro patrimonio librario contemporaneo.
Due autori che si sono scelti “al volo”, solo sulla base di un’affinità intellettuale che urgeva per entrambi di un contrappeso adeguato. Due uomini che, come si evince leggendo, si sentivano spesso emarginati dal quei centri di produzione editoriale e culturale fisicamente tanto distanti da loro. Da quegli stessi “centri” che però non poteva far a meno di recarsi poi in provincia, col cappello in mano, ad approvvigionarsi alla loro espressione poetica e al loro spirito letterario; spirito fiero di aver avuto genesi nel presunto isolamento provinciale dal quale sono nate alcune delle più  grandi opere del secolo passato.
Ancora qualche riga per una riflessione collaterale sul mondo editoriale odierno che la lettura del volume suscita. È arcinoto come in Italia la passione per la scrittura sia assolutamente fenomeno da grandi numeri, producendo una ricca schiera di aspiranti scrittori. L’editoria, colta la dinamica, risponde spesso editando molti manuali su come imparare a scrivere, diventare scrittori, a volte addirittura confezionare best seller. A quanti avessero questa, più che legittima, aspirazione, la lettura di questo testo potrebbe essere caldamente consigliata. Dalle pagine dello stesso si potrebbero apprendere e capire moltissime cose sul mondo della scrittura e degli scrittori, chissà, forse anche più che leggendo manuali ad hoc. E se poi il sogno di diventare scrittori restasse incompiuto, resterebbe almeno la certezza di una lettura che ha lasciato un grande arricchimento personale.

Di Filippo Rosace