Liberalismo italiano in un dizionario (L'Opinione.it)

di Marco Bertoncini, del 19 marzo 2015

Da L'Opinione.it

Con il secondo volume, comprendente oltre 400 voci biografiche, dedicate a personaggi insigni del mondo liberale italiano, inteso in un'accezione ampia, vissuti fra il primo Ottocento e i giorni nostri (viventi esclusi), si è compiuto il Dizionario del Liberalismo italiano. Anche questo secondo tomo è pubblicato da Rubbettino (pp. 1.196, 48). L'opera collettanea è stata coordinata da un comitato di studiosi (Giampietro Berti, Dino Cofrancesco, Luigi Compagna, Raimondo Cubeddu, Elio d'Auria, Eugenio Di Rienzo, Francesco Forte, Tommaso Edoardo Frosini, Giovanni Orsina e Roberto Pertici), fra i quali ha compiuto un poderoso lavoro Fabio Grassi Orsini, mentre l'attività redazionale è stata svolta soprattutto da Gerardo Nicolosi. Appunto a Grassi Orsini ci siamo rivolti perché illustri taluni primari aspetti del Dizionario.
Come vi è venuta l'idea del Dizionario?
Da una decina di anni un gruppo di noi ha pensato che fosse necessaria una svolta nella storiografia italiana, che si era occupata quasi esclusivamente, fino a quel tempo, di storia sociale, di storia di partito o di classi popolari. Tale svolta doveva essere nel senso di un recupero della dimensione politica, cioè in direzione dello studio delle istituzioni, delle élites dirigenti e delle classi politiche e, infine, non dei partiti presi singolarmente, bensì dei sistemi politici. Abbiamo tenuto una serie di convegni. Nel 1993 se ne svolse uno a Siena e a Roma-Luiss sul Partito politico dalla grande guerra al fascismo. Un altro, su I partiti politici nell'Italia repubblicana, si tenne alla Luiss e presso le università di Siena e di Lecce (nel 2002-03). I risultati sono stati raccolti in due volumi: I partiti politici nell'età repubblicana (a cura di Gerardo Nicolosi, con prefazione di Fabio Grassi Orsini, Rubbettino 2006) e Partiti e sistemi di partito in Italia (a cura di Giovanni Orsina, Rubbettino 2011).
Che ne avete ricavato?
Abbiamo compreso, in quelle occasioni, che il settore meno coperto era quello dei liberali intesi in senso lato, dal Risorgimento al secondo dopoguerra. In particolare è risultato evidente che tutti i movimenti politici, dagli anarchici ai cattolici, dai socialisti ai comunisti, senza parlare del fascismo, avevano repertori a loro dedicati. Ne mancava uno che riguardasse appunto la cultura e le personalità appartenenti alla galassia liberale, che pure aveva avuto una cosi grande importanza non solo nell'unificazione del Paese ma anche nella ricostruzione della democrazia dopo il fascismo.
Qual è la differenza tra questi repertori e il Dizionario del liberalismo italiano?
Intanto, il Dizionario non rientra nei parametri della storia di partito, ma cerca di ricostruire la cultura, le vite e le opere di personalità che sono appartenute al mondo liberale, difficile da perimetrare e anche da definire. La scelta è stata, soprattutto per quanto riguarda il periodo risorgimentale e dell'Italia liberale, di considerare il liberalismo, anzi i liberalismi, in modo molto pluralistico.
Cioè?
Si sono inclusi i liberali conservatori, i liberali democratici, i radicali e i riformisti, poi confluiti in formazioni liberal-democratiche, come parti di questo mondo. Si è altresì operata una seconda scelta.
Quale?
Abbiamo considerato il liberalismo italiano. Ciò non significa avere trascurato l'influenza che su di esso ha avuto la cultura liberale europea e americana, ma era necessario ricercare la specificità, se non l'originalità, del liberalismo italiano.
Potrebbe spiegarci in poche parole i contenuti del Dizionario?
È difficile contenere in qualche battuta la descrizione di un'opera cosi complessa che si compone di due tomi. Il primo volume, dedicato a lemmi concettuali o di ricostruzione storica, contiene 172 voci esplicative della posizione dei liberali su grandi questioni: diritti politici, economia, diritto. Inoltre ricostruisce i movimenti e i partiti che hanno fatto parte della famiglia liberale dal 1815 agli anni 90 del Novecento. Il secondo, invece, raccoglie 404 biografie di personalità politiche: pre-sidenti della Repubblica e del Consiglio, ministri degli Esteri e dell'interno, diplomatici, storici... Da segnalare che il volume contiene pure le biografie di grandi musicisti, attori, cantautori, giornalisti e personaggi dello spettacolo.
Quali metodi avete seguito?
Si può dire che, a parte qualche criterio volto a creare l'uniformità di tutte le voci, gli autori sono stati liberi di esprimere il loro pensiero, senza nessuna interferenza da parte della redazione. Altrimenti, che opera liberale avrebbe potuto essere?
A chi si rivolge il Dizionario?
Penso che si rivolga in primo luogo al mondo della scuola e dell'università, perché è uno strumento utile sia agli studenti sia ai docenti. In genere, però, è destinato a un pubblico colto, essendo di facile lettura nonostante la complessità degli argomenti trattati e dei personaggi biografati.
Quale attualità può rappresentare oggi?
Forse la sua attualità sta nel tentativo di superare le contraddizioni nate dopo il fallimento delle ideologie e delle interpretazioni storiografiche volte a legittimare il ruolo dei grandi partiti di massa prevalse nel Novecento. Oggi tutti si proclamano liberali (compresi molti contrari al neo liberismo), ma pochi sanno cosa significhi realmente il liberalismo. Ci si augura che questo Dizionario possa stimolare la curiosità anche di un pubblico medio che si trova appunto nella necessità di superare questa contraddizione e sia portato a riscoprire i valori e gli uomini che hanno fatto la storia d'Italia fino al prevalere del totalitarismo, e che hanno poi contribuito alla rinascita della democrazia in Italia.
Come emerge il liberalismo dal Dizionario?
Il liberalismo non è una dottrina economica, non è un'ideologia, non è una fede, ma un complesso di valori, di comportamenti e di metodi che, pur essendo caduti in disuso nel nostro Paese, tuttavia costituiscono il presupposto di una democrazia moderna. A questo proposito si intende fare propria un'affermazione del presidente Napolitano, il quale ebbe a dichiarare, in un'intervista: Non possiamo non dirci liberali.

di Marco Bertoncini

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