Leggere Marx oggi (Il Foglio)

di Redazione, del 29 agosto 2012

Da Il Foglio - 21 agosto 2012
Nel 1989, il crollo di quel grande espe­rimento planetario di marxismo rea­lizzato denominato comunismo sembrò consegnare il filosofo di Treviri alla pat­tumiera della storia, e doveva essere la crisi economica in corso a riportarlo di at­tualità. Il fatto che un convegno su "Karl Marx. Il lavoro, la natura umana" si sia tenuto a Roma il 29 ottobre 2010 in un'uni­versità confindustriale come la Luiss, or­ganizzato da un liberale crociano come Corrado Ocone assieme a un marxiano co­me Stefano Petrucciani, dà forse l'idea di quanto grande sia il rimescolamento del­le carte sotto il cielo. Che curatori degli atti qui pubblicati siano due giovani come Granata e Pierri, che quando il Muro di Berlino crollò avevano più o meno tre an­ni, è pure un segnale interessante di co­me, malgrado le profezie sulla fine della storia di Francis Fukuyama, la storia ab­bia ripreso a mettersi in movimento

Nulla da stupirsi, dunque, se dai saggi qui raccolti salta fuori un Marx a volte veramente sorprendente. “A mio avviso Marx non appartiene affatto alla tradizione materialistica (secondo la tesi clas­sica, da Engels a Lenin, da Stalin a Althusser); ma semmai a quella idealisti­ca moderna, e cioè non quella bimonda­na-pitagorica di Platone, ma a quella monomondana-storica di Fichte c Hegel", è, per fare un esempio, la provocazione del filosofo Costanzo Preve, che non ha mai smesso di essere marxista, "Marx idealista", gli fa eco Diego Fusaro, visto “il ca­rattere straniante di un materialismo sen­za materia". Anche se, in un altro saggio, il docente di Filosofia morale Francesco Saverio Trincia ritiene invece che sia pro­prio l'“antidealismo'” il lascito ancora va­lido di una lezione per il resto oggi "inu­tilizzabile". Luciano Pellicani ricorda la "natura bifronte" del marxismo anche per via delle “due immagini del capitali­smo affatto incoerenti” da esso offerte: "Il capitalismo come prodigioso sviluppo delle forze produttive e capitalismo come sistema responsabile della corruzione morale dell'umanità”. Nicolao Merker ci ricorda il grande profeta della globaliz­zazione. Paolo Ercolani ci spiega quanto Marx ci sia nel Dna delle moderne liberaldemocrazie: “Perché non possiamo non dirci (anche) marxisti”.

Mario Trifuoggi rimprovera Marx di non aver capito i termini di quelle critiche di Pierre Joseph Proudhon e di Ser­geij Podolinskij al paradigma dell'homo oeconomicus, che già a quell'epoca anti­cipavano il dibattito sui limiti dello svi­luppo, Francescomaria Tedesco sottoli­nea le difficoltà del marxismo occidenta­le di fronte all'individuazione di un sog­getto rivoluzionario in assenza dì un pro­letariato industriale. Giuseppe Cantara­no, muovendo dal giudizio sulla Comune di Parigi, esaminato anche da Donatella Di Cesare, ci parla di un “Marx impoliti­co” antesignano della tecnocrazia. Massi­mo Adinolfi insiste sulla “potenza filoso­fica del marxismo”, e Claudio Valerio Vet­traino difende lo scienziato del bisogno sociale. Vladimiro Giacché spiega che il risveglio di interesse per Marx è dovuto al fatto che proprio il suo pensiero econo­mico aiuta a capire le caratteristiche del­la presente crisi. Pietro Di Giorgi si au­gura la riscoperta dell'umanesimo marxiano: ovviamente epurato dalle “aberrazioni” della Terza internazionale. Augusto Illuminati vede in Marx un’“on­tologia polifonica”. Giorgio Cesarale si in­terroga sul suo concetto di soggettività. Carlo Scognamiglio, Luciano Albanese, Antonio Marturano, Alessandro Della Ca­sa e Tommaso Visone ci mostrano il mo­do in cui Marx è stato letto da Croce e Gcntile, da Lucio Colletti, da Bertrand Russell, da Isaiah Berlin, da Edgar Morin. Infine, nel ricostruire la lettura di Jac­ques Attali, Massimiliano Panarari parla addirittura di un “Marx liberale”.