Le trincee della Grande Guerra descritte dal soldato Mussolini (Libero Quotidiano)

di Simone Paliaga, del 13 gennaio 2016

Da Libero Quotidiano del 13 gennaio

Il 2016 si apre con un caso editoriale. Tra domani e dopodomani saranno disponibili nelle librerie ben tre edizioni di uno stesso volume. La Libreria Editrice Goriziana manda sugli scaffali Giornale di Guerra. Alto Isonzo, Carnia, Carso (pp. 230, euro 22) a cura di Mimmo Franzinelli; il Mulino invece esce con Il mio diario di guerra (pp. 226, euro 18) con la prefazione di Mario Isnenghi, mentre Rubbettino pubblica Giornale di guerra. 1915-1917 con introduzione e note di Alessandro Campi. L'autore di questo lavoro tanto gettonato dagli editori è Benito Mussolini.
A dare ragione della coincidenza editoriale non basta certo evocare la scadenza dei diritti d'autore a 70 anni dalla morte. Anche se certamente ne ha fornito l'occasione. Come non è sufficiente ricordare l'anniversario della Prima guerra mondiale. La pubblicazione di queste pagine è avvenuta prima a puntate sul Popolo d'Italia tra il settembre 1915 e il marzo 1917 e poi, sensibilmente modificate, in volume. Esse sono importanti perché aiutano a comprendere un momento particolare della storia italiana e permettono di leggerlo con gli occhi di un uomo che diventerà un protagonista assoluto.
Naturalmente sarebbe una svista cercare tra le righe i precorrimenti del fascismo. Di acqua, e sangue, ne dovrà ancora scorrere. Ma di certo questo diario pubblico consente uno sguardo più profondo sull'uomo Mussolini, spesso intrappolato negli stilemi e nelle azioni del futuro Duce.
Lo stile che adotta è ben diverso da quello che conosciamo dai proclami al tempo delle adunate oceaniche. È sobrio, diretto, privo di retorica. E descrive la vita quotidiana in trincea senza fronzoli. Non sono pagine letterarie, dunque, epperò vi troviamo l'esperienza di un uomo che sa, per il ruolo che ha avuto prima della guerra, di non essere uno dei tanti che combattono al fronte, ma che di questi tanti condivide la sorte, anche se non ha conosciuto il corpo a corpo di uno scontro.
Professor Campi vale davvero la pena leggere queste pagine di Mussolini?
«È un documento storico per capire la novità della Grande Guerra. Mussolini si trova coinvolto in una forma di conflitto che nessuno conosce. I bombardamenti improvvisi, la vita sottoterra, le giornate in trincea, tutto raccontato in presa diretta».
Quindi vi troviamo il Mussolini giornalista?
«Così si banalizza un po' il discorso. Mussolini irrompe sulla scena pubblica come giornalista, direttore dell'Avanti prima e del Popolo d'Italia poi. E il suo giornalismo politico è una novità rispetto allo stile lezioso dei contemporanei. È diretto, puntuto. Ed è una ragione del suo successo. Non solo come direttore, ma anche come leader politico capace di interpretare i cambiamenti in atto nella società».
Perché per tanti anni si sono trascurate queste pagine?
«Perché le si riteneva un documento viziato dalla fonte. Che fossero uscite dalla penna di Mussolini ne inficiava la validità. Poi c'è stata la moda storiografica che preferiva studiare la guerra grazie alle memorie di un fante calabrese...».
Si possono vedere in queste pagine prefigurazioni del regime?
«Contesto questo tipo di lettura, è un errore di metodo molto grave perché sovrainterpreta le fonti senza contestualizzarle. Tra il dicembre del 1915 e il suo congedo, prima di Caporetto, Mussolini è semplicemente un ex socialista. Non è un nazionalista alla Corradini. È stato uno dei leader dell'interventismo, ma ora che si è in guerra il fronte interventista ha esaurito la sua funzione. Piuttosto possiamo dire che Mussolini difende gli interventisti che sono mal visti da ufficiali e soldati. Nulla dunque che prefiguri il suo futuro politico. Prova ne sia che alla fine del conflitto Mussolini verrà visto come un sopravvissuto e i socialisti lo considereranno politicamente spacciato».

di Simone Paliaga

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