Anna Ioppolo
Le regole di governance economica europea
Profili giuridici del Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union (TSCG)

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Collana: Università
2013, pp 90
Rubbettino Editore, Economia e Finanza, Problemi e processi economici
isbn: 9788849840346

L’opera si prefigge il modesto intento di fornire un quadro giuridico del sistema di governance economica creato all’interno del Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union (TSCG), le cui norme sono entrate formalmente in vigore il 1° gennaio 2013, all’interno di una parte degli Stati, non essendo ancora intervenute le ratifiche di tutti i 28 Paesi dell’Unione europea. L’analisi del Trattato, è stata condotta principalmente sulle disposizioni contenute nel Titolo V relativo alla Governance della zona euro, appunto, consentendo in tal modo di mettere in luce i profili più specificamente giuridici del TSCG, la cui natura è essenzialmente intergovernativa e le cui norme vanno a collocarsi all’esterno del sistema giuridico dell’Unione. Il nuovo Trattato, infatti, è stato negoziato e stipulato al di fuori delle procedure previste per la modifica dei trattati (ai sensi cioè degli artt. 48 e 136 TFUE). Inoltre, poiché la conseguenza immediata dell’adozione di un trattato intergovernativo – il TSCG – per l’attuazione di misure per il coordinamento di bilancio e delle politiche economiche, consiste nella creazione di differenti regimi giuridici tra gli Stati aderenti e quelli che non vi partecipano, si è tentato di spiegare che tipo di integrazione differenziata si è venuta a configurare con il TSCG. Il Trattato sulla Stabilità, il Coordinamento e la Governance nell’UEM, attraverso la golden rule, mira ad irrigidire ulteriormente le politiche economiche degli Stati, attraverso l’introduzione di nuovi principi per la governance dell’economia europea. Esso rappresenta il frutto di un lungo percorso, estremamente invocato negli anni, ma al contempo, rappresenta solo una risposta parziale alla crisi dei debiti sovrani e alle divergenze economiche che da anni colpiscono l’Eurozona. Si ritiene, infatti, che il mero coordinamento delle politiche di bilancio non sia sufficiente a risolvere le discrepanze economiche tra gli Stati, per le quali occorrerebbe un maggior coordinamento delle politiche economiche dei vari Paesi dell’Unione: questo potrebbe realizzarsi soltanto attraverso una costante devoluzione delle competenze verso il livello sovranazionale. In tal senso, procedere verso la costruzione dell’Unione fiscale, oltre ad essere un percorso estremamente lungo, implicherà, necessariamente, la contestuale decisione di avviare l’Unione europea verso una federazione compiuta di Stati, con il trasferimento a livello europeo del potere di gestire in autonomia le decisioni di politica economica, garantendo un effettivo coordinamento delle politiche nazionali.

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