Le faide mafiose nei misteri della Sicilia

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Collana: Problemi aperti
2003, pp 160
Rubbettino Editore, Società e scienze sociali
isbn: 9788849804171
Prefazione di Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia, Francesco Viviano
Il libro, corredato dagli interessanti scritti introduttivi di Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Francesco Viviano, racconta due storie di mafia, storicamente collocate nel biennio 1977-78, che hanno profondamente inciso sulla storia di Cosa Nostra: il progetto di uccisione di Giuseppe Di Cristina, che portò all'assassinio dei suoi fedeli accompagnatori, Giuseppe Di Fede e Carlo Napolitano, e l'omicidio di Francesco Madonia. Senza quei delitti tutto sarebbe stato diverso. Se si fosse compreso il disegno egemonico dei corleonesi e contrastato efficacemente le azioni criminali poste in essere per attuarlo, la storia del Paese dell'ultimo decennio sarebbe mutata e, forse, le stragi di Capaci e di via Mariano D'Amelio non sarebbero state eseguite.L'undici aprile 2002 le condanne dei responsabili dei crimini rievocati nella pubblicazione sono divenute definitive. Nel lungo e faticoso percorso alla ricerca della verità, giunto al termine dopo un quarto di secolo, decisivo si è rivelato l'apporto dei collaboratori di giustizia. Il testo contiene la sintesi ragionata della requisitoria del processo di I grado del P.M. Luca Tescaroli e consente di comprendere il rigore utilizzato nella valutazione delle propalazioni dei pentiti non solo dai giudici della corte d'Assise di Caltanissetta, ma soprattutto dal rappresentante del pubblico ministero, che come tanti altri suoi colleghi di diversi uffici giudiziari in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, è stato esposto a critiche ingenerose di media politicamente orientati sol perché ha svolto il proprio dovere senza riguardi per nessuno. Motivo di interesse è costituito dalla sorte processuale della posizione di Giovanni Brusca, killer di Capaci, divenuto, poi, faticosamente collaboratore di giustizia, il quale non è stato creduto quando ha confessato di avere assassinato Giuseppe Di Fede e Carlo Napolitano. è il primo caso nella storia giudiziaria del Paese. Attraverso la lettura di questo libro i lettori possono comprendere come non sia vero quello che taluni organi di informazione vogliono far credere, prendendo spunto da assoluzioni di imputati eccellenti, vale a dire che i magistrati si siano fidati troppo delle parole dei pentiti per formulare accuse e per ricostruire scenari e moventi di attività delittuose.Percorrono e si intrecciano nelle vicende giudiziarie, che il nuovo testo di Luca Tescaroli consente di farci rivivere, le confidenze del boss di Riesi Giuseppe Di Cristina che per molti versi anticiparono le confessioni di Tommaso Buscetta, seguite a distanza di sei anni.Spunti che, se fossero stati oculatamente sfruttati dalla magistratura e dalle forze dell'ordine, in quegli anni spesso distratte, avrebbero consentito di neutralizzare l'ascesa dei corleonesi.Valorizzano le vicende giudiziarie anche le riflessioni del magistrato Franco Ionta e del direttore di Rai News 24 Roberto Morrione. Particolarmente significativo è, poi, il contributo di Nando dalla Chiesa, il quale disegna un pregevole affresco sul quale poggiano i fatti narrati.