La verità sulle pensioni si conosce da anni (L'Opinione delle Libertà)

di Redazione, del 04 gennaio 2012

Da L'Opinione delle Libertà - 04 gennaio 2012
Edito dalla Rubettino nel 2007, il libro di Giovanni Palladino "La vera verità sulle pensioni" è quanto mai attuale. Si tratta di un libro rivolto ai giovani da un noto esperto del settore pensionistico. L'autore ritrova le sue parole chiave in quelle che l'allora Ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa rivolse ai giovani dal quotidiano "La Repubblica" (20 agosto 2007): "Resto fermamente convinto che gli italiani abbiano voglia di verità, anche scomode, e che non manchi in loro la voglia di partecipare a un serio sforzo di miglioramento delle condizioni del Paese". Infatti non è possibile migliorare se non si conosce la verità, cosa indispensabile. Dopo tante riforme sulle pensioni non si comprende perché se ne debba fare un'altra se come è sempre stato detto dai più nei vari vertici politici e sociali, non c'è mai stato da preoccuparsi seriamente sui conti pubblici, si legge. L'autore quindi si preoccupa subito di riferire quella che secondo lui è la "vera" verità sulle pensioni. Qual è allora la vera verità tra le tante bugie riferite dal mondo politico e sindacale? La grande colpa è l'ispirazione statalista dello stato tuttofare e quindi anche grande assicuratore che ha fatto credere che la pensione pubblica potesse essere garantita ai livelli minimi, medi e massimi. "E stato un inganno culturale - è scritto - e poi finanziario che ha portato il nostro Paese, unico nel mondo sviluppato, sull'orlo della bancarotta - già aggiungeremmo noi – nell’autunno del 1992".Non si può nascondere questa verità, la verità, motivo per cui l'autore tra l'altro figlio dell'esecutore testamentario di don Luigi Sturzo e meritevole di aver avviato la sua causa di beatificazione, ritiene di dover riportare una sua citazione: "Anche in politica non durano a lungo l'equivoco, la menzogna e l'inganno. Dire la verità ed educare il popolo alla verità è il primo dovere di un governo democratico che si rispetti". Palladino quindi si chiede come mai sulle pensioni non è stato fatto ancora un "mea culpa" o una seria "operazione-verità".

La sua risposta è che la classe politica e sindacale colpevole di un sistema di imprevidenza e insicurezza sociale non si è rinnovata, alcuni politici siedono ancora in Parlamento, e non ci tiene a far conoscere la verità e di attuare la "formula Beveridge", del sistema contributivo. Con Flavio Felice aveva già affrontato questo tema nel libro edito dal Sole240re "Non vivrai di solo Inps” parlando ampliamente dell'equivoco, della menzogna e dell'inganno, temi che riprende ed approfondisce con date e cifre precise, in questo libretto. Sostanzialmente l'equivoco è che lo Stato Assicuratore debba pensare a tutti, anche ai benestanti "che hanno invece il dovere di non dipendere al 100 % dallo stato". La menzogna è stata quella di far credere ai prossimi pensionati che potranno stare tranquilli perché lo Stato Assicuratore avrà sempre i conti a posto per poter elargire le pensioni. L'inganno è stato quello dell'ingiustizia (altro che giustizia ventilata) che attua lo Stato Assicuratore dando poco a tanti e molto a pochi (vedi la scandalosa legge Mosca del 1974 e le pensioni d'oro). Il peccato originale per Palladino è soprattutto di natura culturale da attribuire ad un'antiquata e deresponsabilizzante cultura di sinistra, come identità, che ha spopolato in tutti i vertici politici per un po', anche nella DC, che ha voluto imporre il suo marchio statalista al sistema previdenziale e che ha avuto l'imprudenza di dare ai sindacati le chiavi del sistema. Per decenni ai vertici dell'Inps si sono alternati uomini della Cgil, Cisl e Uil, "volpi a guardia di un pollaio". Non approfondiamo l’analisi pur presente nel libretto di facile lettura. L'approfondimento come quello sul ministro Brodolini e la sua riforma per Palladino peccato originale, lo lasciamo al lettore. Si tratta in estrema sintesi, secondo l'autore, di una catena di sant'Antonio che corre il rischio di spezzarsi e di non assicurare più una pensione ai giovani. La storia non fa sconti e prima o poi qualcuno deve pagare i conti in sospeso, o meglio i debiti. In buona sostanza Palladino ritiene che "tuttavia l'unica e definitiva soluzione del problema non tarderà a venire - saranno parole profetiche le sue? si spera - () l'auspicio di tanti italiani è che () possa cadere anche una vecchia (in tutti i sensi, di età e di cultura) classe dirigente, che dopo i seri problemi creati - la decadenza morale, innanzitutto - non merita di restare alla guida del Paese" tranne sempre le dovute eccezioni, che è giusto e doveroso riconoscere.


Di Vito Piepoli

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