La terra e l'istante
Filosofi italiani e neopaganesimo

A cura di Paul Gilbert

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Collana: Scaffale Universitario
2005, pp 258
Rubbettino Editore, Fuori Catalogo
isbn: 8849809862
«La terra – scrive Nietzsche – è un tavolo divino, fremente per nuove parole creatrici e per divini lanci di dadi». La terra è divina, perché sostiene la nostra finitudine e attende, impaziente, l’insorgere di una nuova felicità, sancita e inchiodata al sedicente superamento di Dio, pronta ad alleggerirsi dalla faticosa mediazione della vita etica nell’istante di una decisione. L’istante, nella sua tragica, contrastata limitatezza, costituisce anzi l’unico terreno di una possibile quanto provvisoria affermazione di vita; e di una vita fedele alla terra. Questa linea, così insistente nella cultura filosofica odierna, e che potremmo definire “neopagana”, va a toccare le corde ultime dell’etica contemporanea: il destino dell’Occidente, l’idea di salvezza e di colpa, la cognizione del dolore, il senso di appartenenza o di spaesamento di fronte a un Dio abolito, nascosto o “mancato”. Su tali versanti, il libro rilancia la domanda se, oltre l’immediatezza dell’istante terreno e gli impervi confini della finitudine, sia ancora concepibile un impegno paziente, progressivo per un futuro dotato di senso o, quantomeno, di direzione. A tal scopo avvia un confronto critico e serrato con quei filosofi italiani che, facendo propria la linea di pensiero esposta, hanno ricevuto notevole risonanza non solo nell’ambito dell’accademia ma anche da parte della cultura ufficiale dei mass media: Cacciari, Galimberti, Natoli, Severino, Vattimo.