La tentazione autoritaria
Istituzioni, politica e società nell'Europa centro-orientale tra le due guerre

A cura di Pasquale Fornaro

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Collana: Varia
2004, pp 280
Rubbettino Editore, Politica, Sistemi politici comparati
isbn: 9788849808865
Una sorta di pregiudizio ideologico ha fatto sì che, ancora nel recente passato, ai regimi sviluppatisi nell'Europa centro-orientale tra il 1918 e il 1939 si finisse per attribuire quasi sempre un'etichetta di appartenenza ad un unico modello autoritario, in tutto simile , se non, addirittura, identico , a quello fascista. Ciò non rendeva certo giustizia alla complessità o, se si preferisce, alla contraddittorietà di una serie di esperienze politiche , apparentemente uguali ma, a guardar bene, dotate ciascuna di una propria indubbia peculiarità , maturate in quel ventennio nell'area in questione.
Attraverso una serie di saggi affidati a studiosi dei paesi presi in esame, si è voluto ricostruire nel presente volume il difficile itinerario percorso da alcuni Stati dell'Europa centro-orientale dopo la drammatica esperienza bellica del 1914-18, dall'avvio (o dal riavvio) della loro vita nazionale indipendente fino alla metà degli anni Trenta: poco più di un decennio, in cui le premesse liberali da cui essi partono cedono progressivamente il passo, in quasi tutti i casi, a concezioni politiche e a forme di organizzazione del potere sempre più vicine a modelli di tipo autoritario.
Pur sottoposte a forti pressioni interne ed esterne (si vedano, a quest'ultimo proposito, i due saggi finali, il primo dei quali dedicato alla politica estera del fascismo nei riguardi di quei paesi e l'altro all'immagine che di essi si cercò di diffondere in Italia tra le due guerre mondiali), le loro istituzioni, tuttavia, non subi-ranno drastiche modificazioni in senso totalitario. Le esperienze , in qualche caso originali, in qualche altro inevitabilmente ibride , che caratterizzano quei sistemi politici offrono, in ogni caso, la testimonianza di uno sforzo continuo e sofferto, tutto teso alla ricerca di“modelli nazionali” situabili in quella sorta di“zona grigia” tra le opposte ideologie che fu allora erroneamente ritenuta da parte delle classi dirigenti locali l'unica via praticabile al fine di garantire l'indipendenza e la sopravvivenza stessa di quei paesi nella fase più acuta dello scontro tra democrazie e totalitarismi.